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GIUBILEO DELLA VITA CONSACRATA

Come bambini tra le braccia del Padre

di sr. M. Leonarda Innocente icms

I giorni 8 e il 9 ottobre si è svolto a Roma il giubileo della vita consacrata. Numerosi gruppi di consacrati e consacrate da tutto il mondo si sono dati appuntamento a Roma, per vivere un momento di grazia unico, e rinnovare, nell’incontro col vicario di Cristo, la gioia di appartenere a Dio, a servizio dei fratelli.

Il pellegrinaggio, iniziato nel primo pomeriggio dell’8, si è svolto in un clima di preghiera e raccoglimento, accompagnato da salmi e canti del cammino giubilare. Nelle chiese giubilari è stato possibile accostarsi al Sacramento della Riconciliazione, segno della misericordia che rigenera e rinnova la speranza. In serata la Basilica di S. Pietro ha visto entrare schiere di ogni colore e lingua, figli e figlie carissime della S. Madre Chiesa, accomunate dal desiderio di ringraziare il Signore per il grande dono della chiamata a servirlo in modo speciale. La Veglia di preghiera, dal titolo: «Pellegrini di speranza sulle vie della pace» era suddivisa in tre momenti di riflessione, colorati da testimonianze che hanno dato voce al grido del mondo e alla missione dei consacrati come artigiani di pace. La vita consacrata non ha una missione, ma è una missione, che si concretizza nella vita di tutti i giorni, nelle piccole “pazienze” che il Signore ci chiede di avere fra noi, per crescere nella carità, fino ad assomigliare davvero a Cristo.

Il cardinale Ángel Fernández Artime, Pro-Prefetto del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica nella sua omelia, ha invitato tutti a guardare a Maria come immagine viva della consacrazione: forza in movimento, grembo che genera speranza, presenza che scuote l’immobilità. “Nella sua corsa verso Elisabetta - ha affermato - si riflette il volto più vero della vita consacrata: una disponibilità che si fa passo, incontro e luce, capace di riaccendere la pace nei luoghi dove la speranza vacilla.”

La mattina del giorno seguente, invece, i religiosi si sono radunati in piazza San Pietro per partecipare alla Messa presieduta da Papa Leone XIV, anch’egli religioso, figlio di Sant’Agostino. “Fratelli e sorelle, celebriamo con gratitudine l’amore del Padre, che continua ad attirare alla sequela di Cristo uomini e donne che consacrano la vita per il regno dei cieli. Nella sua benevolenza, Dio fa risplendere attraverso di loro la varietà dei carismi che lo Spirito Santo suscita nella Chiesa per la sua gloria e per il bene dell’umanità in ogni luogo e in ogni tempo.” Così il Papa ha accolto i suoi figli raccolti fra le braccia del colonnato della Basilica.

Nell’omelia, poi, ha sottolineato che “vivere i voti è abbandonarsi come bambini tra le braccia del Padre.” Ed ha poi associato i tre verbi del Vangelo ai tre voti: ““Chiedere”, “cercare”, “bussare” – i verbi della preghiera usati dall’evangelista Luca – sono atteggiamenti familiari per voi, abituati dalla pratica dei consigli evangelici a domandare senza pretendere, docili all’azione di Dio. Non a caso il Concilio Vaticano II parla dei voti come di un mezzo utile «per poter raccogliere in più grande abbondanza i frutti della grazia battesimale» (Cost. dogm. Lumen gentium, 44). “Chiedere”, infatti, è riconoscere, nella povertà, che tutto è dono del Signore e di tutto rendere grazie; “cercare” è aprirsi, nell’obbedienza, a scoprire ogni giorno la via da seguire nel cammino della santità, secondo i disegni di Dio; “bussare” è domandare e offrire ai fratelli i doni ricevuti con cuore casto, sforzandosi di amare tutti con rispetto e gratuità.”

Il Santo padre Leone XIV ha concluso l’omelia con un invito alla semplicità, sulle orme di San Paolo VI: “Carissimi, carissime, il Signore, a cui avete donato tutto, vi ha ricambiato con tanta bellezza e ricchezza, e io vorrei esortarvi a farne tesoro e a coltivarle, richiamando in conclusione alcune espressioni di San Paolo VI: «Conservate – scriveva ai religiosi – la semplicità dei "più piccoli" del vangelo. Sappiate ritrovarla nell’interiore e più cordiale rapporto con Cristo, o nel contatto diretto con i vostri fratelli. Conoscerete allora "il trasalir di gioia per l’azione dello Spirito santo", che è di coloro che sono introdotti nei segreti del regno. Non cercate di entrare nel numero di quei "saggi ed abili" […] ai quali tali segreti sono nascosti. Siate veramente poveri, miti, affamati di santità, misericordiosi, puri di cuore, quelli grazie ai quali il mondo conoscerà la pace di Dio» (S. Paolo VI, Esort. ap. Evangelica testificatio, 29 giugno 1971, 54).

È stata davvero un’occasione di grazia poter partecipare a questo giubileo, per ringraziare ancora una volta il Signore per averci scelte a far parte della Chiesa, con uno sguardo speciale all’eternità, di cui siamo chiamate ad essere segno profetico per ogni uomo.

 

 

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