Pillole di SpiritualiTà
Recitate il rosario tutti i giorni per ottenere la pace. (dalle Memorie di suor Lucia)
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Riflessioni e suggestioni da Sacrofano
di Francesca Martinez
La partecipazione al Convegno generale della FCIM, svoltosi dal 2 al 4 Maggio a Sacrofano, ha rappresentato per me un’esperienza di profonda crescita, spirituale e personale. Subito mi sono sentita accolta da un’atmosfera di ascolto e di dialogo reciproco e ogni persona, che ho incontrato e conosciuto, ha contribuito a rinnovare in me la consapevolezza dell’impegno preso all’interno del Movimento, un impegno non solo morale, ma anche civile e sociale.
Seguendo, infatti, le parole che la Madonna ha rivolto ai Pastorelli, tutti noi siamo chiamati a vivere il messaggio di Fatima come un invito all’amore operoso, non una richiesta di evasione dagli impegni del mondo, ma una responsabilità che ci porta ad accogliere e ad abbracciare gli altri, non solo i membri della nostra comunità, ma tutte quelle persone che incontriamo nel mondo e che con il nostro sorriso possiamo avvicinare al nostro Carisma.
Il tema di quest’anno è stato “Con Gesù nascosto” e tutti gli interventi dei relatori hanno posto l’attenzione sulla centralità dell’Eucarestia, sull’amore racchiuso nell’Ostia consacrata, che diventa Corpo di Gesù, Figlio di Dio fatto Uomo. I pensieri e le riflessioni dei relatori sono stati tutti preziosi, ma alcuni passaggi sono stati per me particolarmente significativi, come le parole dirette e incisive di Suor Anna Monia Alfieri, della Comunità delle Suore di Santa Marcellina: “Senza l’Eucarestia e senza la certezza che lì c’è Gesù in carne e sangue, noi non possiamo definirci Cristiani”. Suor Anna Monia ci ha invitati a fare nostro il senso di adorazione che il Santo Curato d’Ars (Santo a cui io sono personalmente tanto devota) aveva davanti al Tabernacolo, ripetendo le semplici parole: “Io guardo Te, Tu guardi me e ci rispettiamo”.
Nel silenzio dell’Adorazione, Dio si rivela a noi e in quel momento tutto diventa secondario, come diceva San Tommaso d’Aquino: “Tutto il mio cuore si sottomette a te, perché contemplandoti tutto viene meno”.
Nell’atto dell’Adorazione l’uomo si riconosce creatura di Dio, come ha sottolineato anche S. Ecc. Mons. Fabio Ciollaro, Vescovo di Cerignola-Ascoli Satriano: ne consegue, pertanto, che la nostra fede deve essere sempre un atto di libertà e di fiducia totale in Dio, in quel Dio che ha deciso di nascondersi nell’Eucarestia. Gesù entra dentro di noi per darci la forza di metterci in gioco, di vivere in mezzo agli altri e di condividere con loro i nostri talenti.
Gesù è il fulcro del nostro cammino e solo cibandoci di Lui riusciremo sempre a vivere “una vita per gli altri”, entrando in relazione con il mondo e imparando a vivere la Chiesa come “Famiglia”.
Confrontandomi con i laici delle varie Comunità della FCIM e attraverso le loro testimonianze, ho riflettuto sulla mia chiamata, su come io stessa possa contribuire, nel mio piccolo, a costruire relazioni più autentiche e inclusive, basate sull’empatia.
Le parole ascoltate, i volti incrociati, i sorrisi che mi sono stati donati e le preghiere condivise, mi hanno aiutata a riscoprire la bellezza della fede vissuta insieme. Sono certa di aver ricevuto un invito semplice e chiaro: “Non tenere per te ciò che hai ricevuto, abbi il coraggio di condividerlo con gli altri con semplicità”.
Dio mi ha preso per mano, mi ha portato a fare parte della Famiglia del Cuore Immacolato di Maria all’interno dell’Opera Nostra Signora di Fatima di Birgi e questa mia partecipazione al Convegno nazionale è stata per me un momento di grande grazia, perché, a fianco a mio marito, ho sperimentato la ricchezza della condivisione.
Dall’incontro con Dio dipende la nostra forza ed è dentro la famiglia che possiamo sperimentare la ricchezza della nostra vocazione. L’Eucarestia e l’adorazione sono la base del nostro cammino di crescita spirituale, che ci spinge a portare Cristo nel mondo, perché più ci avviciniamo a Gesù e più saremo capaci di donarci agli altri e di realizzarci nella nostra chiamata.
Da docente, che vive la propria professione come un atto di amore continuo verso i giovani, ho seguito con vivo interesse la conferenza “Narcisismo e identità liquide”, tenuta dal dott. Furio Lambruschi che ha puntato il dito sui problemi dei ragazzi, sulla povertà di valori, ma anche sulla povertà di linguaggio che li caratterizza. Il problema di fondo, nella nostra società, è il non saper dare un valore alla sofferenza: proteggiamo eccessivamente i nostri giovani per evitare loro ogni forma di disagio o di conflitto. Occorre, invece, educare anche alla sofferenza, insegnare a dare valore all’ascolto e al rispetto delle emozioni altrui, coltivando l’empatia come base fondamentale di relazioni autentiche.
Tutti siamo chiamati ad aiutare le nuove generazioni; i ragazzi hanno bisogno di sognare, fare progetti e affrontare le fatiche e le sofferenze, non come momenti di debolezza, ma come degli anelli di una catena protesa verso il Cielo. Se i nostri giovani trovano il coraggio di guardare a Dio, nessuna sofferenza andrà perduta, ma ogni cosa fatta con amore troverà il suo senso e li aiuterà a diventare uomini veri, figli di quel Dio che ci ama e attende solamente il nostro “sì”.
Il Convegno si è concluso con i “laboratori” – momenti di condivisione delle nostre emozioni e del nostro impegno comune – e con la consapevolezza che “la conversione dura un attimo, ma il cammino dura tutta la vita”.
Dal profondo del mio cuore rivolgo un sentito grazie agli organizzatori del Convegno, per l’impegno e per la dedizione con cui hanno reso possibile questo prezioso momento di incontro e di riflessione e un ARRIVEDERCI a tutta la Famiglia del Cuore Immacolato di Maria. Con immensa gratitudine.
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