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Abbiamo risposto “sì” a Dio!

di Vincenzo Leuzzi e Maria Galasso

Pace e bene! Siamo Vincenzo e Maria da Francavilla Fontana, provincia di Brindisi, e siamo sposati da 33 anni. La nostra storia? Per noi, dare testimonianza è dover raccontare la verità della vita; il viaggio interiore, soprattutto, che ci ha portati a una trasformazione, attraverso avvenimenti che – come accade per tutti – non eravamo capaci di percepire in modo positivo, dietro ai quali, però, si è poi rivelato il disegno salvifico di Dio. Lui ci inseguiva… con il solo e unico desiderio che ha per ognuno di noi: farci sentire figli amati, così come siamo, con le nostre fragilità e miserie, ma con tutta la bellezza della nostra umanità, di cui ci ha fatto dono.

Ci siamo sposati il 29 giugno del 1991, dopo un fidanzamento durato 12 anni. Fidanzamento che, allora, era inteso e vissuto in modo completamente diverso da oggi: ci si incontrava raramente, per una brevissima passeggiata e uno scambio di poche parole, e si aspettava l’incontro successivo, contando i giorni e con le classiche farfalle nello stomaco. Dopo il matrimonio, è iniziata per noi una nuova vita, in tutte le sue sfaccettature; piena, libera… lavoravamo entrambi, c’era la salute e tante soddisfazioni. Abbiamo iniziato a seguire dei corsi di ballo e siamo arrivati al traguardo delle gare internazionali. Tanta era la soddisfazione: primi posti, viaggi, uscite comunitarie nei locali dove si ballava. Si stava insieme in tanti e ovunque… Ci teniamo a sottolineare che non era un ambiente “pericoloso” o malsano; e poi eravamo insieme. Ma oggi, ritornando a quel percorso di vita, possiamo dire con certezza che sì, era pieno ma, nonostante tutto, vi era un vuoto che tutto quello che vivevamo non riusciva a colmare. Noi non ci rendevamo conto di questo, ma Dio sì. Lui, nostro Padre, che ha in mano la nostra vita e conosce tutto di noi. Sapeva che tutto quello che sperimentavamo non ci avrebbe portati al vero bene; e poi c’era la preghiera costante delle nostre famiglie, che ci hanno entrambi educati alla fede. La domenica non mancava la nostra partecipazione alla S. Messa, ma la vivevamo come un dovere che le nostre famiglie ci avevano trasmesso. Diciamo che conoscevamo Gesù e forse anche tanto di Lui, ma non lo avevamo ancora incontrato!

La svolta: l’incontro con Gesù!

Dopo sette anni di matrimonio è arrivata, come un fulmine, la prima delle tante lotte della nostra vita. La malattia ha bussato alla nostra porta, stravolgendo tutto l’equilibrio, apparentemente perfetto, che pensavamo di esserci costruiti. Seri problemi alla colonna vertebrale mi hanno costretta a sottopormi a un delicato intervento. Diagnosi: crollo della colonna vertebrale. Altissimi i rischi; ma, nello stato in cui mi trovavo, di certo non avevo scelta; entrambe le alternative, con o senza intervento, mi avrebbero esposta al rischio della paralisi. La mia vita era diventata, prima della malattia, il ballo, il gareggiare, uscire… Già, non pensavo alla vita quotidiana come a un dono, ma la mia preoccupazione era soltanto una: non potrò più ballare! Proprio lì, invece, Dio stava iniziando il Suo piano di salvezza. Ha iniziato a manifestarsi servendosi di una donna, mamma di una bambina portatrice di handicap a me sconosciuta, che vedendomi lì in ospedale – distrutta e impaurita – mi ha donato una medaglietta della Vergine Maria. Sapete quello che ho provato? Non è stata la medaglia a colpirmi – già, proprio così! – ma il gesto di quella mamma. La figlia era in quelle condizioni sin dalla nascita; in più, doveva sottoporsi a un delicato intervento, senza nessuna garanzia, e lei pensava a me, si era accorta del mio dolore; io, che per lei ero solo un’estranea… perché? Insieme, io e mio marito, abbiamo compreso da quel momento che c’era qualcosa di grande, troppo grande da imparare e affrontare, e che ci avrebbe cambiato la vita. Non vedevamo ancora la luce, con la quale Dio piano piano stava illuminando il nostro cammino. È successo dopo, quando, superato l’intervento, nella fase della convalescenza – durata circa un anno – ci è venuta incontro “Lei”, la nostra Mamma del Cielo: “La grande Mamma”, che era lì accanto a noi da sempre e che con la sua tenerezza ci stava guidando, affinché scegliessimo la strada che Dio aveva scelto per noi, superando il rischio di perdere l’occasione per essere felici, di quella felicità santa che il mondo non dà, ma toglie. Piano piano così, come la favola di Pollicino, la Madonna ha gettato i sassi tracciando il nostro cammino; e noi, staccati da quel mondo in cui eravamo immersi, nel buio della sofferenza, abbiamo scelto di seguirla. Tempo di riprendermi, ed ecco che ancora e poi ancora altre prove… e sempre più dure! Più dure per me – Maria - ma ancor di più per Vincenzo, che soffriva tanto nel sentirsi impotente nell’aiutarmi.

È arrivata una triste diagnosi: “carcinoma” ... Intervento, lunghi anni di terapia, e poi ancora un intervento successivo, legato al pericolo sempre di un ulteriore carcinoma. A quel punto, il grido è sgorgato forte dal cuore, ma soprattutto dalla bocca di Vincenzo, una notte: ma che cosa vuoi più da noi, Signore? Sì, carissimi, il grido è stato forte, ma ancor più forte è stata la risposta che abbiamo sentito nel cuore. Abbiamo compreso che non bastava più andare a Messa la domenica e recitare qualche preghiera; che Dio non ci aveva puniti, ma salvati; che non ci stava legando a una vita di privazioni e mortificazioni, ma che ci stava liberando da una schiavitù, soprattutto interiore. In tutto questo è stata presente “Lei”, la nostra Mammina del cielo; nel nostro caso, decisivo è stato l’incontro con la “Famiglia del Cuore Immacolato di Maria”, nella realtà comunitaria dell’Opera di Ostuni.

Avevamo notato due Padri, di passaggio in una chiesa del nostro paese: noi seduti, chiusi nel nostro dolore e nella nostra disperazione, li abbiamo guardati senza parlarci e abbiamo successivamente chiesto informazioni su chi fossero. Assurdo: entrambi avevamo percepito le stesse emozioni; solo a guardarli avevamo provato tanta serenità e pace; quell’abito trasmetteva una sicurezza paterna, ma non terrena. Da lì abbiamo iniziato a partecipare, presso l’Opera di Ostuni, alla celebrazione del 13 di ogni mese. Poi, sempre più frequente è stata la nostra presenza, a tutti gli incontri formativi e alle iniziative dell’Opera stessa. Ci chiamava … e noi, forse ancora non consapevoli della Grazia che Dio stava riversando su di noi per mezzo del Cuore della nostra Mamma, egoisticamente rispondevamo a questa chiamata, ma solo perché, andare lì, significava ritrovare la pace, la serenità nel silenzio di quel luogo… e nella presenza paterna e materna dei Padri e delle Suore! Ci facevano sentire in famiglia, ma con una particolare tenerezza, che non appartiene all’uomo, ma proviene solo da Dio, che è Padre! Tenerezza per tutti e accoglienza totale, gioia vera e legami fraterni, diversi da quelli che avevamo avuto e soprattutto sperimentato nel mondo, ma molto più forti e autentici. Siamo così arrivati a compiere l'atto di “Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria”, forse allora inconsapevoli… ma con la certezza che, solo affidando completamente la nostra vita al suo “Cuore Immacolato”, avremmo avuto la forza e il desiderio di proseguire in quel cammino tracciato, lasciando Dio libero di continuare a compiere le sue meraviglie nella nostra vita.

Oggi siamo “Figli del Cuore Immacolato di Maria”. Dopo anni di cammino, abbiamo sentito sempre più forte questa vocazione; sempre accompagnati dalla “Fcim”, abbiamo compreso che appartenere a questo Movimento non è come far parte di un gruppo, piuttosto che di un altro: si tratta, invece, di una vera “Vocazione”, di una chiamata ad Amare Dio e a portarlo al mondo, per mezzo del Cuore Immacolato di Maria. Ognuno di noi dovrebbe scoprire la propria identità cristiana; ad oggi, ringraziamo Dio per averci inseguiti e la nostra Mamma del cielo per averci tracciato la strada con la sua tenerezza materna.

Ci ha tolto tanto… ma ci ha donato il TUTTO!

Chi siamo oggi? Siamo sempre Vincenzo e Maria, che il 29 giugno festeggiano 32 anni di matrimonio. Una coppia come tante, ma con il cuore colmo di tanta gioia e gratitudine per essere stati chiamati a questa vocazione. Ah, dimenticavamo un elemento fondamentale nella vita matrimoniale: i figli! Non abbiamo avuto figli “biologici”, ma ora comprendiamo che il progetto che Dio aveva su di noi era quello di renderci fecondi in modo molto più grande e diverso. Chiamandoci a servirlo in questa grande Famiglia, ha fatto sì che il nostro cuore si dilatasse, tanto da generare Amore, per poterlo donare gratuitamente a tutti quei figli che Dio metterà sul nostro cammino, affinché non si fermino alla Sua conoscenza, ma arrivino a incontrarlo.

È una maternità e paternità feconda dell’Amore di Dio verso tutti i Suoi figli, che accompagniamo con la preghiera.

A tutti voi auguriamo questo incontro: non abbiate paura di “perdere” la libertà, perché la vita è una meravigliosa avventura solo quando lasciamo che il progetto che Dio ha su di noi si realizzi. È un progetto di Amore che trasforma la nostra esistenza. Scommettete con voi stessi e provateci. Ci guadagnerete la libertà interiore e il vostro sguardo sarà rivolto al cielo e non più chino sulla terra!

 

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