Pillole di SpiritualiTà
Cristo nel Battesimo si fa luce, entriamo anche noi nel suo splendore; Cristo riceve il battesimo, inabissiamoci con lui per poter con lui salire alla gloria. (San Gregorio Nazianzeno)
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di sr. M. Paola Lanzilotti icms
di Sr. M. Paola Lanzilotti icms
Qualche tempo fa mi sono trovata davanti un articolo di giornale, nel quale una missionaria descriveva la sua esperienza in Mozambico. Il titolo era “Il Mozambico mi ha aperto il cuore”. E ho pensato: questo è un buon titolo per la testimonianza che mi hanno chiesto di scrivere sugli anni trascorsi in Portogallo, presso l’Opera FCIM di Fatima. Allora chiamerò quest’articolo così: “Il Portogallo mi ha aperto il cuore” e vi spiego subito perché.
Sono arrivata a Fatima nel settembre 2020, con un vero e proprio atto di fede! Non sapevo una parola di portoghese e non capivo praticamente niente, né sapevo cosa mi aspettasse. Non avrei mai pensato un giorno di lasciare l’Italia e ancora meno di fare una di quelle esperienze che letteralmente ti cambia la vita! Posso infatti dire che non sono più la stessa rispetto a quella di 5 anni fa. La prima ad accogliermi fu proprio la Madonna.
Appena arrivata, infatti, fui a messa nella Cappellina delle apparizioni, il cuore pulsante di Fatima, e quel giorno mi chiesero di distribuire l’Eucaristia ai fedeli. Rimasi commossa dalla delicatezza della Madonna, da questa speciale accoglienza, e tante altre volte sarebbe successo di commuovermi, così tanto che a volte mi dico da sola che sono diventata debole di cuore, forse, chissà; o forse semplicemente il Signore ha lavorato e sta lavorando sulla mia anima.
Innanzitutto, questo è davvero un luogo di grazia, dove riesci a percepire in maniera particolare la presenza di Dio, credo proprio a causa delle apparizioni del 1917, che hanno lasciato un segno indelebile. Soprattutto i primi tempi, quando uscivo di casa, mi dicevo che la Madonna aveva posato i suoi piedi qui, che i Pastorelli erano nati qui e che parlavano la lingua che io stavo cercando di imparare…
Vivere a Fatima e tutt’altra cosa che venirci una volta all’anno come pellegrina! E lo stesso si può dire della nostra Opera FCIM portoghese: visitarla una volta ogni tanto non è sufficiente per conoscerne la vita, il fervore, l’apostolato, le innumerevoli e meravigliose persone che ho incontrato, molte delle quali non dimenticherò mai.
Sì, perché non è la terra di missione che fa la differenza, ma l’esperienza nella sua totalità, questa ti forma. Questa esperienza l’ho condivisa da subito con le mie Consorelle e Confratelli, che mi hanno subito fatto sentire a casa e mi hanno coinvolta senza mezze misure nella vitalità dell’Opera.
Due cose che Fatima ha portato fortemente alla mia attenzione e al mio esame di coscienza sono proprio queste: preghiera e penitenza.
“Preghiera”: chi viene a visitarci nella nostra Opera lo vede, il cuore vivo dell’Opera FCIM di Fatima è l’Eucaristia e ampio spazio viene dato all’ adorazione eucaristica comunitaria, non manca mai nemmeno nei vari ritiri che proponiamo a adolescenti e giovani. Il silenzio davanti a Gesù Sacramentato purifica, forma, dà forza e permette di crescere nella comunione con Lui e tra di noi. Come ripete sempre padre Alberto: la comunione e la fraternità nascono attorno all’Eucaristia; tutto il resto dura poco, se non c’è questa base. E poi il Rosario, pregato con perseveranza, tante volte insieme ai Confratelli mentre andiamo o torniamo dall’apostolato.
Parlando di “Penitenza”, invece, posso dire che da quando sono arrivata molte cose non sono state facili, a partire dall’adattamento nel vivere all’estero. Non sono dall’altra parte del mondo, certo, ma posso assicurare che vivere in un altro paese, scoprirne la cultura, impararne la lingua, adattarti al cibo… non è stato semplicissimo. Ricordo i mal di testa dei primi mesi, quando ero con la gente e mi sforzavo di capire cosa dicessero; la vergogna tante volte di non capire e dover chiedere di ripetere (medicina per l’umiltà); le figuracce fatte quando devi parlare in un incontro, fare una testimonianza e dici qualcosa di sbagliato (“devi perdere la faccia” mi dicevano i Confratelli, e così è…). Piccole cose che formano, che ti insegnano a chiedere l’aiuto a Dio, a non contare solo sulle tue piccole forze, a offrire come facevano i Pastorelli, a non fermarti alla paura: e qui un grande ringraziamento a Padri, Suore e laici della FCIM, sempre pronti a offrirmi il proprio supporto, aiuto, incoraggiamento.
Penso di non aver mai fatto tanto apostolato nella mia vita come da quando sono qui! Ho partecipato a una GMG (a Lisbona), al Giubileo dei Giovani, incontri in giro per il Portogallo… e tutto l’apostolato ordinario che viviamo giornalmente incontrando i laici del Movimento, le famiglie, i giovani e tanti bambini!
Eppure, vorrei aggiungere che “Missione” non equivale a “Attivismo”, a tanto fare, se mancano i due pilastri detti sopra: la Preghiera e la Penitenza. Altrimenti è solo un correre che non porta da nessuna parte, come la corsa del criceto nella ruota, tanto per capirci.
Dare, darsi, senza risparmiarti in niente, è per Dio, è per la Madonna, è per le anime.
Questo mi ripeto quando mi sento particolarmente stanca o quando l’apostolato lascia a volte qualche delusione, sconfitta… E avanti, ritrovando forza in quell’Adorazione eucaristica, in quel Rosario.
Il Signore ci chiede di annunciarLo al mondo attraverso il Cuore di Sua Madre e la cosa più bella in assoluto che ho sperimentato qui è condividere questa missione non solo con i Confratelli e le Consorelle (questo era così anche in Italia), ma anche con i laici della FCIM, anche e soprattutto i giovani! Andare insieme, presentarci insieme, annunciare insieme e pregare l’uno per l’altro, mentre qualcuno parla. Penso che non dimenticherò mai l’esperienza della Missione a Turquel, dove condividevamo la stessa casa e la mattina pregavamo insieme prima di uscire; poi via per le case, le strade, le case di riposo, le scuole, le famiglie… e la sera di nuovo insieme a raccontarci com’era andata, a condividere. E anche indimenticabile resterà il Viaggio fatto fino a Roma in occasione del Giubileo: due giorni in pullman, un’occasione imperdibile per essere e sentirsi sempre più Famiglia.
L’amore fraterno non si inventa… o si crea curando le relazioni, giorno dopo giorno, incontro dopo incontro, o è qualcosa di formale. Qui ogni laico FCIM sa che può contare sugli altri, anche delle altre “sedi”; tutti sanno che possono contare su di noi, per qualunque cosa.
Esserci per l’altro, farne sentire il calore: questa è “Famiglia”, questa è la qualità delle relazioni nella FCIM che ho incontrato qui.
E c’è un’ultima cosa che vorrei aggiungere: la costruzione della nuova chiesa, che per disegno di Dio è avvenuta, passo dopo passo, anche sotto i miei occhi.
Si capisce, da quanto detto sopra, che la nostra Opera è “in crescendo” e allora in casa non ci stavamo più. Da qui il sogno di una nuova chiesa, di nuovi spazi. Un sogno… perché questo era, ma “un sogno di Dio”, accolto da chi ha fede, diventa realtà. Oggi mi chiedo come sia stato possibile in due anni riuscire a portare avanti tutto questo, ma la realtà è lì. La nuova chiesa c’è, non è ancora finita ma c’è, e quando, la settimana scorsa, abbiamo sentito la prova del suono delle campane, penso che tutti abbiamo trattenuto le lacrime, di gioia, di commozione. C’è ancora lavoro da fare e pertanto ci affidiamo alla Provvidenza e alla generosità di tutti!
Altra cosa che Fatima mi lascia, è che la fede sposta le montagne, unita a un santo rimboccarsi le maniche di fratelli che si vogliono bene, che offrono i loro “due pani e pochi pesciolini” e Dio benedice. E quando Dio benedice tutto nasce!
Ringrazio di cuore il Signore, la Madonna, Confratelli e Consorelle, e tutti i laici della FCIM portoghese, a partire dai Figli/e del CIM con cui condividiamo a pieno il Carisma e la Missione. È tanto bello essere fratelli e sorelle di cuore, e aiutarsi prima nel cammino verso Dio e poi nell’annuncio. Ogni giorno cerco di dare tutto, ma è molto di più quello che ricevo come bene per la mia anima, come relazioni vere, quelle che durano per la vita, quelle che accendono il cuore.
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di sr. M. Paola Lanzilotti icms
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