MENU

NEWS

NATI PER COMPIERE LE OPERE DI DIO

Seguiamo il sofferto e gioioso cammino dei Pastorelli

di padre Cesare Cuomo icms

Dovremmo riflettere più spesso sul fatto che Dio, da tutta l’eternità, ha pensato ad ognuno di noi e, nella sua infinita sapienza, ha sempre giudicato che questo era il tempo propizio per noi, per compiere un progetto volto alla nostra e altrui santità, che forse pochi apprezzeranno in questo mondo, ma che Dio valorizzerà pienamente in cielo, per tutta l’eternità.

Riflettendo sulla durata della vita dell’uomo in questo mondo, un saggio predicatore diceva che è come un cerchio: da Dio tutti veniamo e a Lui tutti dobbiamo tornare. E, come i cerchi non hanno tutti la stessa grandezza, così la vita dell’uomo; c’è chi vive pochi giorni, o addirittura poche ore e chi supera i cento anni. Ciò che conta non è la durata, ma la qualità della vita; non il quanto, ma il come si vive. La qualità della vita, però, non dobbiamo intenderla, come molti credono, in riferimento alle vane emozioni più o meno forti che possiamo provare nelle varie esperienze e vicissitudini della nostra esistenza, indipendentemente dal loro spessore morale. Ciò che rende davvero “di qualità” la nostra vita terrena è l’intensità del suo orientamento a Dio e alla sua Volontà, perché è questo che ne determinerà in modo eterno la sua riuscita o il suo fallimento.

“Tu resti qui ancora per qualche tempo”

Tra la vita terrena dei Santi Francesco e Giacinta e quella della cugina Lucia, vi è stata, senza dubbio, una grande differenza di durata (più di ottant’anni), del resto prevista e rivelata dalla Madonna già nella sua seconda apparizione, sollecitata dalla richiesta dei Pastorelli stessi: “Vorrei chiederLe di portarci in Cielo. – Sì; Giacinta e Francesco, li porto fra poco, ma tu resti qui ancora per qualche tempo. Gesù vuole servirsi di te per farMi conoscere e amare. Egli vuole stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato”. Dalla risposta della Madonna si evince che questa differenza era dovuta soprattutto alla diversità della missione. Tutti e tre furono strumenti nelle mani di Dio al servizio di una causa di portata mondiale, ma in modo diverso. Giacinta e Francesco soprattutto attraverso la loro immolazione a Dio, nella preghiera e nella penitenza, di breve durata, ma intensissima. Lucia, in modo più diluito nel tempo, non solo attraverso l’orazione e il sacrificio, ma anche attraverso un’azione esteriore apostolica, che l’avrebbe messa in contatto, soprattutto in modo epistolare, con tante persone e personalità della Chiesa e del mondo, per realizzare le richieste della Madonna relative principalmente alla diffusione della pratica dei “primi sabati” del mese e della consacrazione della Russia al suo Cuore Immacolato.

Conseguenze eterne delle nostre azioni (e omissioni)

Questo difficile e complesso compito, la cui riuscita non dipendeva esclusivamente dalla sua buona volontà, ma implicava anche quella di moltissime altre persone, in varie parti del mondo, richiedeva inevitabilmente molto tempo. La Madonna stessa lo farà presente quando, a proposito delle perplessità e dei ritardi con cui era stata considerata la sua richiesta di consacrazione della Russia, si lamentò di questa lentezza con Lucia: “Non hanno voluto soddisfare la Mia richiesta! ...si pentiranno e la faranno, ma sarà tardi. La Russia avrà già sparso i suoi errori per il mondo, provocando guerre, persecuzioni alla Chiesa: il Santo Padre avrà molto da soffrire”.

Nella loro drammaticità, le parole della Madonna ci insegnano che le idee, parole, azioni e particolarmente, in questo caso, le omissioni, hanno un peso importante, che condiziona non solo il tempo presente ma anche quello futuro, proprio e altrui, anche se la preoccupazione principale della Madonna a Fatima – come mostra drammaticamente la visione dell’inferno avuta dai Pastorelli – fu quella di mettere in guardia circa le conseguenze eterne che le azioni e le omissioni commesse nel tempo hanno su chi le commette e sugli altri.

Tempo: occasione di grazia

La negligenza, la perdita di tempo in cose inutili o vane, produce inevitabilmente un rallentamento del piano divino di salvezza.

Persino i Pastorelli furono ripresi dall’Angelo durante i loro giochi innocenti, considerati come una perdita di tempo, di fronte alla grande responsabilità che Dio aveva affidato loro per il bene delle anime: “Cosa fate?”, come a dire: “Perché perdete tempo con banalità!”  “Pregate, pregate molto. I Cuori Santissimi di Gesù e di Maria hanno su di voi dei disegni di misericordia. Offrite costantemente all’Altissimo preghiere e sacrifici”. Quell’avverbio: “costantemente” ci richiama che ogni momento della vita è prezioso. Se nel mondo si dice che il tempo è denaro, in un’ottica di fede il tempo è occasione di grazia, di salvezza e di gloria futura per noi, e attraverso di noi per gli altri.

Quel richiamo fu quanto mai efficace, e prova ne è che con le loro preghiere e con i loro eroici sacrifici, quei fanciulli impetrarono davvero la pace per la loro patria, come l’Angelo aveva raccomandato loro di fare.

Sfruttare il tempo a noi concesso

Dovremmo riflettere più spesso che Dio, da tutta l’eternità, ha pensato a ognuno di noi e, nella sua infinita sapienza, ha sempre giudicato che questo era il tempo propizio per noi, per compiere un progetto volto alla nostra e all’altrui santità, che forse pochi apprezzeranno in questo mondo, ma che Dio valorizzerà pienamente in cielo per tutta l’eternità.

Beati allora i Pastorelli, che hanno sfruttato pienamente il tempo loro concesso da Dio. Dieci anni o novanta, in fondo, a confronto dell’eternità, sono comunque un soffio, seppure determinante, però, a stabilire quella condizione di beatitudine o di disperazione che con la nostra morte non potrà più cambiare.

Una grande e fiduciosa attesa

É bello e indicativo tornare agli ultimi momenti della vita di Francesco: “Oggi son più felice di te, perché ho Gesù nascosto nel mio cuore. Io vado in Cielo, ma là pregherò molto il Signore e la Madonna che portino anche voi lassù in fretta. – Passai questa giornata quasi tutta presso il suo letto, con Giacinta. Siccome non riusciva più a pregare, ci chiese di recitare noi il Rosario per lui. Poi mi disse: – In Cielo avrò certamente molta nostalgia di te! Come sarei contento se la Madonna portasse là presto anche te! – Non ne avrai, no. Immaginarsi. Vicino al Signore e alla Madonna, che sono così buoni!”.

Dopo una vita pienamente dedicata a Dio, la vicinanza della morte, anche se precoce, non portò con sé quei sentimenti di tristezza, di tempo perduto e di disperazione che può provare chi ha rifiutato Dio sino alla fine della sua vita;  ma, al contrario, una grande e fiduciosa attesa, che gli faceva condividere e pregustare con Giacinta e Lucia, nonostante il grande dolore fisico, “il momento di immergersi nell'oceano dell’infinito amore di Dio, nel quale il tempo – il prima e il dopo – non esiste più”. (Benedetto XVI, Spe Salvi, n.12)

 

 

in Evidenza

La croce è la via
Breve storia della Via Crucis

IV DOMENICA DI QUARESIMA – 15 MARZO 2026 – ANNO A
Andò, si lavò e tornò che ci vedeva

Tempo propizio di conversione
Quaranta giorni da non sciupare

CALENDARIO EVENTI

DONA ORA

Con una piccola donazione puoi riaccendere la speranza di uomini, donne e bambini in Brasile e, anche in Italia...

Dona alla fondazione

La Rivista ufficiale della
Famiglia del Cuore Immacolato di Maria

ABBONATI ALLA RIVISTA |

NEWSLETTER

La newsletter è uno strumento per rimanere sempre in contatto con noi e per essere sempre aggiornati sulle principali attività della Famiglia del Cuore Immacolato di Maria. Iscrivendoti riceverai gratuitamente notizie brevi, links ad articoli.

Pillole di SpiritualiTà

La grandezza dell'uomo, la sua gloria e la sua maestà consistono nel conoscere ciò che è veramente grande. (San Basilio)