Pillole di SpiritualiTà
Maria edifica continuamente la Chiesa, la aduna, la mantiene unita. (San Josemaria Escrivà)
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I tre Pastorelli divennero strumenti di grazia, secondo i Cuori di Gesù e di Maria
tratto dal "Maria di Fatima" - n. luglio-agosto 2026
di p. Cesare Cuomo icms
Nella storia di Fatima, l’invito alla conversione è ricorrente. I primi ad accogliere questo appello, con il loro candore e la loro innocenza infantile, furono proprio Lucia, Francesco e Giacinta.
I Pastorelli, perché puri di cuore e pieni di ammirazione e amore per la Madonna e Gesù, sentivano l’ardente desiderio di consolarli, per l’ingratitudine di molti. Per loro non c’era cosa migliore che offrire costantemente preghiere e sacrifici per la conversione dei poveri peccatori, verso i quali provavano, per aver fatto propri i sentimenti del cuore di Gesù e di Maria, sincera preoccupazione e compassione.
“FACCIAMO QUESTO SACRIFICIO”
Ogni loro pensiero, parola, desiderio e azione erano sempre dettati dalla santa inquietudine di fare qualcosa per consolare Dio e convertire le anime. Dalle Memorie di Suor Lucia, però, veniamo a conoscenza di un episodio – riguardante una donna molto cattiva con loro – in cui risalta in modo evidente l’efficacia della loro azione riparatrice a favore delle anime: “…passavamo di corsa davanti alla porta di casa di quella donna. Improvvisamente, Giacinta si ferma nel bel mezzo della corsa e, voltandosi indietro, domanda: – Senti! È domani che andiamo a vedere quella Signora? – Sì, è domani. – Allora, non giochiamo più. Facciamo questo sacrificio per la conversione dei peccatori. E senza pensare che qualcuno la potesse vedere, alza le manine e gli occhi al cielo, e fa l’offerta. La povera donna spiava attraverso un finestrino di casa sua. Disse poi a mia madre che quell’ atto di Giacinta l’aveva impressionata tanto, da non aver più bisogno di altre prove per credere nella realtà dei fatti. Da quel giorno, non soltanto non ci insultava più, ma ci chiedeva continuamente di pregare per lei la Madonna, che le perdonasse i suoi peccati”.
ESPERIENZA DELL’AMORE MISERICORDIOSO DI DIO
Una delle ragioni per la quale molte anime rimangono lontane da Dio è perché non lo conoscono; il moltiplicarsi dei peccati e della loro gravità, oscura, agli occhi di molti, la bontà e la potenza di Dio e fa pensare che, se Dio ci fosse, o fosse buono, non permetterebbe tanta cattiveria.
La preghiera e la penitenza per la conversione dei peccatori, il più delle volte invisibile agli occhi del mondo, permette comunque l’entrata della luce della grazia di Dio, creando situazioni in cui, come un lampo nella notte, essa può illuminare e spazzare via in un attimo le tenebre che avvolgevano il cuore di una persona, pur da molto tempo. Nel gesto compassionevole dei Pastorelli, quella donna fece l’esperienza dell’amore misericordioso di Dio per lei: comprese, allora, che, con i suoi peccati e la sua cattiveria, era lei a mancare ingiustamente nei confronti di un Dio, di cui i Pastorelli le avevano mostrato finalmente il vero volto.
IL DESIDERIO DI UN CAMMINO NUOVO
Una vera e profonda conversione nasce proprio da questa scoperta: Dio c’è e non è un despota; e, se mi dà una Legge da rispettare, non è perché mi voglia dominare e togliere la libertà, ma perché, essendo davvero un Padre buono, sa come mi devo comportare per rimanere nel suo amore, fonte di libertà e cammino verso la felicità piena del Paradiso.
È da questo tipo di esperienza che nasce il desiderio di intraprendere un cammino nuovo, di cambiare la propria mentalità e il proprio modo di agire.
Inoltre, il famoso miracolo del sole, annunciato pubblicamente già alcuni mesi prima, non fu solo una prova lampante dell’esistenza di Dio e della autenticità delle apparizioni. Quando il sole sembrò, a un certo punto, cadere sul popolo, provocò in tutti un terrore salutare per cui, come racconta padre De Marchi nel suo libro “Era una Signora più splendente del sole”, la gente continuava a gridare e a piangere, per paura di morire, chiedendo a Dio perdono dei propri peccati: “Vicino a noi stava un incredulo, che aveva passato la mattinata a ridersi dei creduloni che facevano tutto quel viaggio a Fatima per vedere una ragazza. Lo guardai. Era come paralizzato, assorto, spaventato, con gli occhi fissi al sole. Poi lo vidi tremare da capo a piedi e, levando le mani al cielo, cadere in ginocchio nel fango gridando: – Nostra Signora! Nostra Signora!”.
UN GRANDE ZELO PER LE ANIME
Chiaramente, la Madonna aveva compiuto quello straordinario miracolo non per il gusto di spaventare la gente, ma per scuotere le coscienze. Si trattò di una paura salutare per aiutare le persone a cambiare vita. Alle volte Dio può permettere situazioni in cui, per una malattia o un incidente o altro, si pensi di essere prossimi alla morte. Se non è ancora giunto il momento, però, quella esperienza può spingerci a riflettere sulla caducità della vita e quindi a convertirci, preparandoci così ad affrontare le prove della vita con più fiducia in Dio e nella Vergine, senza disperare, nel momento più tremendo, quando la morte davvero verrà.
Lucia, pure da adulta, fu sempre animata da un grande zelo per la conversione delle anime, anche attraverso il dialogo, volto ad aiutare le persone a sradicarsi dall’errore, per conoscere e abbracciare la verità, come dimostra l’episodio raccontato nella sua biografia: senza rispetti umani, ribatté al console portoghese in Spagna, comunista convinto: “Come mai in Spagna abbiamo assistito di recente alla morte violenta di tanti capitalisti con la scusa che era per distribuire i loro beni ai poveri, e non si è mai vista tanta miseria come adesso? Che fine hanno fatto quei capitali?”
UNA SANTA SODDISFAZIONE
Oltre alla schiettezza, alla sincerità e alla conoscenza e amore per la verità, suor Lucia manifestava un sincero interesse per la vita delle persone, sempre volto al loro bene spirituale. Il console lo percepì, e arrivò così il momento in cui, con sua moglie, decise di confessarsi e di comunicarsi: cosa che fecero, come suggerito dalla stessa Suor Lucia, proprio nel giorno anniversario del loro matrimonio: “E così, la mattina del 13, ebbe la soddisfazione di vedere il console e la moglie accostarsi alla mensa eucaristica, dopo che si erano confessati nella cappella dell’istituto a Tuy. Che soddisfazione per lei aver contribuito a riavvicinare quelle due anime a Dio!” (episodio citato in “Un cammino sotto lo sguardo di Maria” pp. 315-17).
La storia di Fatima ci spinge, quindi, a ravvivare fiduciosamente il nostro spirito missionario e a credere possibile che, con il nostro costante impegno di conversione personale – attraverso la preghiera e la penitenza, la fiducia nell’Onnipotenza e nella Provvidenza divina – l’annuncio della verità, dettato da sincera carità, senza timori né rispetti umani, possiamo davvero sperimentare la gioia di essere strumenti di cui Dio e la Madonna si servono per collaborare alla salvezza di chi metteranno sul nostro cammino e di molti altri, che conosceremo solo in cielo.
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