Pillole di SpiritualiTà
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SARÀ MOLTO PIÙ DI UN SEMPLICE VIAGGIO
di Sara Coppola
Dal 28 luglio al 3 agosto Roma si preparerà ad accogliere migliaia di giovani provenienti da ogni parte del mondo, in cammino per vivere il Giubileo a loro dedicato.
Sarà molto più di un semplice viaggio: un pellegrinaggio vissuto con zaino in spalla e cuore aperto al mistero di un Amore che chiede ancora una volta di essere accolto e di rinnovare la Speranza in Lui.
In quello zaino, infatti, accanto alle cose necessarie, ci sarà spazio per ciò che davvero sostiene il nostro cammino: la Speranza, perché questo è il Giubileo della Speranza.
Non una semplice parola da pronunciare, ma una persona da incontrare: Cristo!
In mezzo a questi giovani anche io porto il mio zaino. Non solo quello fisico, ma quello più profondo, ovvero il mio incontro con Cristo attraverso il Cuore Immacolato di Maria. È passato ormai un anno da quando mi sono consacrata alla Famiglia del Cuore Immacolato di Maria, e posso dire che il Suo sostegno si fa sentire con una forza quasi tangibile. È una Presenza discreta ma potente, che nutre in me una Speranza autentica e mi insegna, giorno dopo giorno, a lasciarmi amare e guidare.
Il “sì” di Maria, la sua disponibilità a morire a se stessa per vivere soltanto di Dio e compiere solo la Sua volontà, è per me una guida preziosa. La sua testimonianza mi ispira a vivere nel mondo senza appartenervi, con lo sguardo sempre rivolto verso il Cielo.
In questa prospettiva, il Giubileo dei Giovani rappresenta per me un’occasione unica per camminare non solo fisicamente, ma soprattutto spiritualmente, insieme a tanti altri ragazzi che, come me, hanno scelto la via più impegnativa, ma anche la più sicura: quella che conduce alla vera Speranza, perché è solo avendo Cristo come meta del nostro cammino che possiamo scoprire la gioia piena e duratura.
Ed è proprio in questo spirito che risuonano oggi, più vive che mai, le parole di San Giovanni Paolo II:
"Giovani, non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!"
Un invito che continua ad accendere nei cuori il desiderio di osare, di fidarsi, di mettersi in cammino.
Camminare verso Cristo, per me, significa anche imparare a riconoscere che tutto ciò che siamo – pregi, difetti, sogni, paure – può avere un senso dentro una missione più grande.
Dio non sceglie solo quello che sappiamo fare meglio, ma accoglie tutto di noi. Anche i nostri talenti più “normali” – come l’entusiasmo, l’energia, la voglia di mettersi in gioco, la creatività, la capacità di adattarci – possono diventare strumenti bellissimi per annunciare il Vangelo lì dove viviamo ogni giorno: all’università, a lavoro, in famiglia, nel fidanzamento, nei momenti di ricerca e discernimento.
E sì, anche le nostre fragilità fanno parte del cammino. A volte ci sentiamo insicuri, confusi, pieni di domande. Ma se quelle fragilità le affidiamo a Dio, se non le nascondiamo, ma le lasciamo toccare da Lui, possono trasformarsi in forza, in profondità, in umanità vera.
Essere giovani di fede non vuol dire avere tutto chiaro, ma avere il coraggio di cercare, di fidarsi, di cadere e rialzarsi, sapendo che non siamo soli. In fondo, è proprio in questo nostro “zaino” – pieno di sogni, domande, paure e desideri – che Dio mette la Sua Grazia.
E così, passo dopo passo, anche noi possiamo diventare segno di Speranza. Magari silenzioso, magari fragile… ma vero.
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