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IL GIUBILEO DELLO SPORT

CONQUISTARE IL PREMIO DELLA VITA ETERNA

di Francesco Sergi

Come forse non tutti sanno, il 14 giugno avrà luogo, nella nostra capitale, il Giubileo dello Sport, dedicato a tutti coloro che condividono la passione per una disciplina sportiva e hanno intenzione di passare una giornata insieme, nel nome dello sport, riletto alla luce della Fede.

L’evento sarà caratterizzato da stand con sportivi famosi, da giochi, da interventi vari, da un pellegrinaggio… insomma, ci sarà posto per tutto ciò che realmente conta per un fedele che è appassionato di sport.

Ma, come viene vista questa occasione dagli occhi di un ragazzo, cattolico, che pratichi uno sport? Nel concreto: che cosa pensano i nostri giovani di queste manifestazioni?

Personalmente, vorrei esprimere un breve pensiero su questa iniziativa.

Pratico sport da quando ho 6 anni ed è oramai da 9 che la pallanuoto è diventata per me più di uno sport, nonostante l’abbia spesso abbinata ad altre discipline, come il canottaggio o l’MMA.

Nonostante una vita sportiva molto attiva, non ho però mai trascurato l’ambito religioso e la mia fede, che negli ultimi tempi soprattutto ho avuto modo di “raccontare” e di, conseguenza, di diffondere, anche nei numerosi ambiti sportivi che frequento, attivamente o passivamente.

A mio parere, iniziative come questa giornata sono molto utili per i ragazzi “sportivi” – che magari sono credenti, ma hanno dubbi o perplessità sulla Fede – per cercare di approfondire il loro Credo. Personalmente ho imparato che, nello sport come nella Fede, non si smette mai di imparare e di scoprire “cose nuove”, sotto qualsiasi punto di vista; bisogna cercare, dunque, di non accontentarsi mai, perché se ci accontentiamo ( e spesso, nello sport, come nella vita, torna comodo “rilassarsi”: pensiamo, a esempio, a quando in una partita c’è da fare l’ultimo sprint o l’ultimo scatto, che risulta 100 volte più faticoso del normale…) non arriveremo mai a raggiungere una vera e propria conoscenza profonda della Fede e un’esperienza piena dello sport.

L’accontentarsi, nella vita, porta non a vivere la vita, ma a sopravvivere; e, dato che Dio ci ha dato una sola vita in questo mondo, credo che convenga investirla bene, per poter poi godere dei frutti del nostro lavoro nella vita eterna, dove verremo ripagati di ogni nostro sforzo, compiuto quaggiù, in terra.

 

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