Pillole di SpiritualiTà
Nessun dubbio che la volontà di Maria è la stessa volontà di Dio. Consacrandoci a lei, diventiamo nelle sue mani strumenti della divina misericordia, come lei lo è stato nelle mani di Dio. (San Massimiliano Maria Kolbe)
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Memoria liturgica di San Giovanni Maria Vianney
di Anna Digangi
San Giovanni Maria Vianney, conosciuto con il titolo di “Curato d’Ars”, per la sua intensa attività di parroco in questo piccolo villaggio dell’Aim, spese la propria vita nell’evangelizzazione, nella pratica del sacramento della penitenza, nell’assidua preghiera e nella celebrazione della Messa. La sua fama di confessore e direttore spirituale si sparse per tutta la Francia e Ars divenne luogo di pellegrinaggio assai frequentato. Nel 1925 fu dichiarato patrono dei parroci, da Papa Pio XI e, nel 1959, centenario della sua morte, fu indicato come modello dei sacerdoti da papa Giovanni XXIII. La memoria liturgica ricorre il 4 agosto.
La vita di San Giovanni Maria Vianney è tutta racchiusa in questo suo pensiero: “Se comprendessimo bene che cosa è un prete sulla terra, moriremmo non di spavento ma di amore”.
Il ruolo dei sacerdoti è passato da una figura di autorità morale e sociale – quasi indiscussa – a quella di “guida spirituale” e “fratello tra fratelli”.
Oggi i sacerdoti e i parroci si trovano a gestire più comunità e ad affrontare un crescente sovraccarico di attività e responsabilità.
Se nel passato il parroco era il punto di riferimento assoluto del paese o del quartiere e la sua figura godeva di un’autorità sociale e culturale incontrastata, nella società di oggi il sacerdote non ha più un’influenza sociale “automatica” e il suo ruolo si concentra sull’essere “testimone” ed “educatore”, puntando sempre più sull’empatia e sulla vicinanza alle fragilità delle persone; non parliamo più di sacerdoti che si occupano solo di celebrare la liturgia e di amministrare i sacramenti, parliamo piuttosto di uomini che si fanno carico di tutte le nostre necessità, spirituali e materiali.
Sono rimasta colpita da un fatto avvenuto qualche tempo fa. Mi trovavo in Chiesa per occuparmi di alcune faccende; la Parrocchia era ancora chiusa. Suona il campanello e Don Giuseppe si avvicina al cancello. Ho sentito la voce di una donna che, in modo accorato, chiedeva a Don Giuseppe di parlare con suo figlio, perché stava percorrendo una cattiva strada e non ascoltava le sue raccomandazioni. Non so cosa abbia detto il giovane sacerdote a quella madre disperata, ma non era certo la prima volta che un parrocchiano chiedeva il suo aiuto. Quanto è pesante il carico dei nostri problemi e delle nostre angosce e quanto può essere difficile consolare, incoraggiare, infondere speranza quando tutto sembra perduto! In quel momento, è salita dal cuore una preghiera per Don Giuseppe e per tutti i sacerdoti e da allora tutti i giorni li affido al Signore, perché li sostenga spiritualmente.
Nel passato, c’era una netta separazione tra clero e laici, con una partecipazione dei fedeli alle funzioni liturgiche spesso passiva.
Oggi il prete è a servizio del “sacerdozio comune”, proprio di tutti i battezzati.
Molte attività, un tempo svolte solo dal sacerdote (gestione amministrativa, catechismo, carità), sono ora affidate a laici e a collaboratori. La Parrocchia è come una famiglia allargata, una “famiglia di famiglie” e ciascuno di noi può offrire il suo contributo: non si tratta di fare grandi cose, ma piccole cose con grande amore.
Un giorno, il parroco mi affidò un compito e io ero esitante, non mi sentivo all’altezza, avevo paura. Mi guardò negli occhi e mi disse: “Se non lo fai tu, nessun altro lo farà”. Ho capito ed ho eseguito ciò che mi aveva chiesto.
Quella frase mi ritorna alla mente ogni volta che mi viene offerta la possibilità di aiutare: una preghiera a Dio, mi rimbocco le maniche e via!
Affidiamo a San Giovanni Maria Vianney tutti i sacerdoti, perché come lui siano sacerdoti secondo il cuore di Dio e vere guide delle anime che il Signore consegna loro.
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