Pillole di SpiritualiTà
Nostro Signore si occupa di ciascuna anima con tanto amore, quasi fosse la sola ad esistere. (Santa Teresa di Gesù Bambino)
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La Passione del Signore
Vangelo
La Passione del Signore
+ Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Matteo (Mt 26,14-27,66)
Spunti di riflessione
La solitudine è una di quelle esperienze umane indescrivibili. Solitamente ci sentiamo soli proprio perché, certe volte, ci mancano anche le parole per poter raccontare quello che stiamo vivendo. E nella solitudine abita anche l'angoscia, la paura. Il Vangelo ci racconta che Gesù ha provato tutto questo. Gesù sa. Questa è una cosa molto importante, perché forse non abbiamo difficoltà ad ammettere che Lui è il Figlio di Dio, ma forse pensiamo che non sia veramente uomo, che non conosca le cose da dentro, così come le viviamo noi. Gesù conosce benissimo l'ora buia della solitudine e dell'angoscia: sa cosa si prova quando non ci si sente compresi dagli altri; quando, nonostante la buona volontà delle persone che ci stanno accanto, noi ci sentiamo comunque soli. Gesù cerca di trarre nella sua solitudine Pietro, Giacomo e Giovanni. Ha bisogno di loro, ha bisogno di questi amici. E i suoi amici dormono, si addormentano. Allora la solitudine di Gesù diventa una paura tremenda: la paura della morte, la paura della sofferenza. Ed è così grande questo dolore, che suda sangue.
Gesù giunge alle soglie della disperazione: ,prova in quel momento – Lui, che è il Figlio di Dio! – come si sente un uomo o una donna quando non trovano vie d'uscita, quando toccano con mano cosa significhi avere a che fare con la morte o la paura. Gesù conosce tutto questo, per questo può comprendere la nostra solitudine. Per questo la notte del Getsemani è una notte che contiene una nuova “rivelazione”. Soltanto chi ci è passato può capire l'inferno e Cristo, per amore nostro, attraversa questo inferno, ma non lo attraversa con gli “effetti speciali” della divinità, ma con tutta la fragilità e la debolezza del suo essere veramente uomo.
Nella tradizione cristiana noi volgiamo costantemente lo sguardo alla Passione di Cristo, non perché non ne conosciamo la storia (anzi, ormai la conosciamo benissimo, ne conosciamo tutte le pieghe, i risvolti, sappiamo anche come finisce questa storia). Ricordarci questa storia, spostare il nostro sguardo su questa storia, ci dà consolazione, perché si crea sempre una grande solidarietà tra persone che hanno vissuto la stessa sofferenza. Cristo, per rendersi solidale con la nostra sofferenza, non ce la spiega. Si carica di quella sofferenza, la vive Lui in prima persona. Allora, pensare a quei momenti bui in cui ci sentiamo così soli; in cui non troviamo più le parole; in cui anche gli amici, le persone che ci vogliono bene, sono addormentati, o semplicemente non hanno gli strumenti per esserci accanto… Quanta rabbia e quanto rancore noi accumuliamo, perché pensiamo che gli altri non riescono a fare niente per noi (a volte, una persona, per quanto possa volerci bene, non ha i mezzi adeguati per poterci aiutare). E, se siamo capaci di perdonare, è perché ci ricordiamo di Cristo. Perché ci ricordiamo come si sta in quella solitudine, come si vive quell'angoscia e quella paura. Cristo non ci ha liberati dalla paura, ma ci ha liberati dalla paura di avere paura. Cristo ci ha detto che c'è un modo per vivere un'ora del genere. È l'ora in cui non si comprende, è l'ora in cui si dice a Dio quello che, secondo noi, è la via d'uscita. "Se è possibile allontana da me questo calice".
Ma Gesù conclude la sua preghiera dicendo: "Non come voglio io, ma come vuoi Tu". E la sua non è sottomissione, è fiducia. Come si rischiara il buio della nostra solitudine quando le nostre preghiere, che a volte sono preghiere disperate, si concludono con questo atto di affidamento!
Signore, io non capisco perché sto vivendo questo. Non capisco perché la nostra famiglia è arrivata a questo punto. Non capisco perché non troviamo vie d'uscite. Se puoi, cambia. Tu puoi cambiare tutto, tu puoi risolvere tutto, tu puoi guarire questa persona, puoi guarire me, però non fare secondo quello che penso io. Accada secondo quello che è la tua volontà, perché io so che la tua volontà è sempre meglio di quello che io penso. La tua volontà possiede il vero bene per la mia vita.
Soltanto quando, nella nostra angoscia, troviamo il coraggio di pronunciare la parola "Abba, Padre", significa che ci stiamo ricordando che se c'è un motivo per cui valga la pena vivere – affrontando una cosa difficile, anche il buio, la solitudine, l'angoscia – è perché abbiamo un Padre a cui possiamo raccontare tutto. Con cui possiamo anche arrabbiarci, con cui possiamo anche chiedere che le cose cambino. Ma un Padre che ci offre la possibilità di poterci fidare e di poter affidare la nostra notte a qualcuno. Mi piacerebbe dirvi che la fede è qualcosa di luminoso. In realtà la fede serve quando non c'è la luce. La fede è ciò che il Signore ci dà per guidarci nel buio. La fede non è una luce accesa, ma è un senso donato, dentro di noi, è un “sesto senso”, che ci guida proprio lì dove noi non capiamo e non vediamo.
Quando la luce è accesa, non c'è bisogno di fede, basta usare la testa, basta usare il buon senso. Ma quando non si capisce più niente, nella propria vita, solo la fede può salvarci. E non perché la fede sia l'ultima via d'uscita – umanamente parlando – ma semplicemente perché, alla fine di quello che non capiamo, soltanto fidandoci possiamo “venirne fuori”, anche quando la nostra esistenza sembrava ormai priva di ogni speranza e di ogni gratificazione.
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