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Eppure siamo cristiani...

Fatima, scuola di Cielo, di comunione e di solidarietà

(Editoriale della rivista "Maria di Fatima" – marzo- aprile 2026)

di padre Mario Piatti icms

Se proviamo a pensare all’oggetto delle nostre conversazioni quotidiane o ai “temi” su cui ci tratteniamo più abitualmente nelle nostre chiacchierate – in famiglia, con gli amici, per strada… – dovremmo ammettere che prevalgono anzitutto i problemi relativi alla salute; poi al lavoro, alla cronaca, all’economia, alle drammatiche situazioni internazionali…

Si accenna immancabilmente al tempo, alla pioggia – “ce ne vorrebbe ancora!” – o, al contrario, al sole, che stenta talora riaffacciarsi dalle nubi… Si parla – passionalmente e con assoluta competenza – di politica o di sport, indicando tutte le soluzioni migliori per risolvere intricati nodi parlamentari e ridefinire lo scenario del campionato in corso…

Certo, dietro queste banali – e forse infantili – “caricature” si nasconde il vissuto, l’esistenza di ogni giorno, di ciascuno di noi, fatta di preoccupazioni reali, di ansietà, di timori, per il presente e per il futuro, che a volte sembra non offrire altro che incertezze. Il nostro cuore e la nostra immaginazione sono spesso inquieti, troppi pensieri affollano la mente e ci tolgono quella pace e quella serenità che, in fondo, tutti desideriamo.

Forse, però, dietro le quinte, si annida la causa più profonda dei nostri malesseri: abbiamo dimenticato l’essenziale, viviamo totalmente immersi nella palude degli scenari mondani, avendo escluso l’unico vero problema, che dovrebbe accompagnarci costantemente.

Non si parla più di Cielo, non si pensa mai al destino eterno che ci attende, ci si illude di essere perennemente “in gioco”, “sul pezzo” (come si dice), mentre le ore e i giorni scorrono, ineluttabili, scritti per sempre e irrevocabilmente davanti a Dio e già da Lui giudicati, per sempre. Ogni giorno rischiamo di perdere infiniti torrenti di grazie, di consolazione, di pace.

Anche noi – segnati dalla Grazia del Battesimo, confermati nello Spirito, chiamati alla missione di annunciare al mondo la più sconvolgente delle Verità: Cristo Morto e Risorto – viviamo come imprigionati in noi stessi, ripiegati dentro i nostri angusti orizzonti, incapaci di accorgerci che il Signore ci cammina accanto ostinatamente accanto – e che si è incarnato e ha patito proprio per ridare senso a tutta la nostra esperienza umana, a tutti i frammenti della nostra quotidianità: alla gioia e al dolore, alla tristezza, alle nostre attese e alle indecifrabili nostalgie che avvertiamo nel cuore.

Paradossalmente, quanto più pensiamo “alle cose di lassù”, tanto più impariamo a percorrere con frutto le vie della terra, riempiendo di una luce nuova ogni desiderio, ogni azione, ogni istante che ci è donato. Questo ci attestano e ci hanno sempre testimoniato i Santi, immersi nel mistero ineffabile di Dio, ma al tempo stesso eroicamente chinati sulle piaghe e sulle miserie di tanti loro fratelli, quali “buoni samaritani” disposti a curare le ferite del corpo e dell’anima.

Nel Vangelo, Gesù assicura ai suoi discepoli la “vita eterna”, ma anche “il centuplo” quaggiù: cento volte tanto (e non è poco!) rispetto a quello che “il mondo” sembra promettere, senza nascondere anche le inevitabili incomprensioni e persecuzioni che accompagneranno sempre la vita della Chiesa. Se avessimo davvero fede – quanto un granello di senapa – nella presenza viva e confortante e nella potenza salvifica di Cristo Risorto, vivremmo le medesime cose – la famiglia, il lavoro, il tempo libero, le preoccupazioni stesse, i legittimi affetti – sorretti da una Grazia che sa colorare di Cielo il grigiore della “routine” quotidiana e le nebbie e le oscurità che penetrano a volte insidiose nel cuore.

A Fatima, ancora una volta, il Cielo ha manifestato la sua vicinanza all’uomo, attraverso l’indicibile dolcezza di una Madre e il cuore intrepido e appassionato di tre fanciulli. Essi non penseranno, né parleranno, né agiranno più se non per consolare Dio, offeso dal peccato; se non per riparare, con la loro sofferenza e il loro sangue, le colpe degli uomini, impetrando per tutti perdono e misericordia.

Nella loro disarmante semplicità, Lucia Francesco e Giacinta confermano, anche al mondo di oggi, che non vi è altro nome nel quale salvarci se non il nome di Cristo Signore e che non vi sono “percorsi alternativi” alla Grazia, che ci ha meritato con la sua Incarnazione. La scuola dei Pastorelli è fatta di umiltà, di tenerissimo affetto, di docilità, di disponibilità ai suggerimenti dello Spirito: tocca a noi scegliere, se fidarci di Colui e di Colei che infinitamente ci amano o lasciarci trascinare dalla corrente insidiosa – e inconcludente – del nostro tempo.

  

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