Pillole di SpiritualiTà
Il tuo lavoro dev'essere orazione personale, deve trasformarsi in una splendida conversazione con il nostro Padre celeste. (San Josemaría Escrivà)
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“IMPARATE DA ME CHE SONO MITE E UMILE DI CUORE”
di Maria Giordano
La caduta di Gesù sotto la croce non è soltanto la caduta dell’uomo già sfinito e straziato dalla flagellazione. Qui emerge qualcosa di più profondo, come dice San Paolo nella Lettera ai Filippesi: “Pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò se stesso assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini… umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce” (Fil 2, 6-8). Quindi, nella caduta di Gesù sotto il peso della Croce, appare l’intero suo percorso: il suo volontario abbassamento, per risollevarci dal nostro orgoglio, che spesso è la causa dei nostri peccati.
Inoltre, nello stesso tempo, emerge la natura del nostro orgoglio e della nostra superbia: vorremmo emanciparci da Dio, illudendoci di non avere bisogno del Signore, in ogni istante della nostra esistenza, nei momenti felici, ma particolarmente nelle difficoltà quotidiane, quando siamo chiamati a compiere scelte non facili e vogliamo “dar forma” alla nostra vita da soli.
In questa ribellione contro la verità, in questo tentativo di ritenerci noi stessi “Dio”, perché creatori e giudici delle nostre scelte, precipitiamo e finiamo per autodistruggerci. L’abbassamento di Gesù rappresenta il superamento della nostra superbia: con il suo abbassamento, Gesù ci fa rialzare, se glielo permettiamo! Dobbiamo spogliarci della nostra autosufficienza e della nostra smania di autonomia rispetto a Dio e dobbiamo imparare da Gesù, da Lui che si è abbassato e umiliato. Troveremmo così la nostra vera grandezza, lasciandoci plasmare dall’amore di Dio e riscoprendo il valore autentico della nostra esistenza. In un mondo sempre più dominato dalla superbia, causa di tutti i mali, in cui viene continuamente calpestata la dignità dell’uomo, in questa Quaresima, chiediamo a Gesù – Lui, che è caduto e si è rialzato – di far sgorgare dalla nostra anima un atto di profonda contrizione, che ci risollevi dalla prostrazione del peccato.
Il Redentore del mondo si rivolge a tutti coloro che cadono e il suo cammino verso il Calvario ci mostra la forza della nostra fede: anche dopo infinite cadute, possiamo rialzarci sempre, c’è una speranza per tutti! Questo è il momento in cui il nostro orgoglio e la nostra presunzione devono essere sconfitti e nelle nostre miserie dobbiamo imparare, sull’esempio di Gesù, ad affidarci a Dio, chiedendo il suo paterno aiuto.
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Il tuo lavoro dev'essere orazione personale, deve trasformarsi in una splendida conversazione con il nostro Padre celeste. (San Josemaría Escrivà)