Pillole di SpiritualiTà
Nostro Signore si occupa di ciascuna anima con tanto amore, quasi fosse la sola ad esistere. (Santa Teresa di Gesù Bambino)
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Una luce che arde e risplende
di Mario Bonaventura Rocca
Porgiamo oggi particolare attenzione a una grandissima Santa: Agnese Segni da Montepulciano. Magistralmente San Bernardo coglie un triplice modo di accostarsi al tesoro dei Santi: rivolgendosi con la dolcezza del nostro affetto come ad amici, cioè desiderando di condividerne la compagnia nel Regno dei cieli; imitandone le virtù in via e chiedendone l’intercessione. La particolare venerazione dei Santi
“distrugge il languore, il tepore, l’errore, dato che la loro intercessione aiuta la nostra infermità, la considerazione della loro beatitudine stimola la nostra negligenza, e pure la nostra ignoranza è istruita dai loro esempi.” (Sermone II – Nella festività di tutti i Santi”).
Questo esattamente richiama la memoria di Agnese da Montepulciano e il modo con cui accostarsi alla sua venerazione.
Sant’Agnese rimane oggi, come allora, una luce che arde e risplende per noi. Arde, perché la sua vita è una manifestazione clamorosa in via e in gloria delle grazie del Signore, e suscita in noi il desiderio della gloria nel Risorto, aspirandone alle virtù; e risplende, poiché la sua vita è un Vangelo vivente e per la vicinanza della Sua intercessione e miracoli. Non è un’espressione poetica, ma una verità irrefragabile: dato che il Suo corpo riposa incorrotto dopo 700 anni dalla morte! Che timore si dovrebbe riservare a parlar di miracoli di fronte a un corpo incorrotto? Si può passare con indifferenza di fronte a un evento di tale portata? Un corpo incorrotto è un segno più grande di mille altre parole o impressioni: sarebbe piuttosto vergognoso parlar di Lei come un ricordo lontano, come una bella storia che, per quanto edificante, è un racconto di una persona che il passato ha adagiato sul letto del suo fiume. Ella è piuttosto come un faro puntato negli occhi, donde la luce accieca, e noi cerchiamo la luce nel riflesso della luna sulle rocce dando le spalle al faro, dopodiché chiediamo luce maggiore per vedere meglio i sassi. Alza lo sguardo, o dubbioso! non aver paura perché sei debole di avvicinarti alla luce, non è strano essere ciechi, ma lo è fuggire la luce: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto» (Lc 24,5-6). Oggi parliamo di una persona viva, sicuramente più di noi, la cui vita terrena è stata veramente un Vangelo, che vive nella gloria dei Santi, che ha passato il mare della tribolazione con la nave della fede e i remi della carità e ora gioisce e riscende con la sua intercessione; perché frattanto riposa incorrotta, se non per gli infiniti disegni della misericordia di Dio? Infatti, la ricordiamo anche per gli innumerevoli miracoli, prima e dopo la Sua dipartita terrena.
La vita è effettivamente poco interessante se si ricercano dettagli di avventura e virtù connesse.
“Nata a Gracciano, presso Montepulciano, verso il 1270 … da Lorenzo Segni, agiato cittadino, non ancora decenne entrò nel monastero poliziano di suore terziarie, dette “del sacco”. Cinque anni dopo accompagnò la sua maestra suor Margherita a Proceno presso Acquapendente (Viterbo), dove si doveva fondare un’altra Casa, e con dispensa pontificia, a causa della sua giovane età, fu fatta Superiora. Nel 1306 fondò a Montepulciano, fuori di porta, il monastero di S. Maria Nuova e ne divenne prima badessa e poi, quando detto monastero passò sotto la direzione dei domenicani, priora.” (Treccani – Agnese Segni da Montepulciano).
Una tipica Santa religiosa di clausura, atleta dell’ascesi: una vita di grandissima penitenza offerta in favore della Carità, di purezza, umiltà, obbedienza e fedeltà alla Volontà di Dio; praticamente ineccepibile, che, per la Sua fedeltà a una tale elezione nell’abbracciare così intimamente la croce di Cristo, il Padre ha voluto ricoprire con le Sue glorie una creatura nascosta nella più inabissata umiltà. Infatti la vita è praticamente un miracolo continuo: guarigioni dei malati, fatti miracolosi di vita ordinaria come moltiplicazioni del cibo, levitazioni durante la preghiera, estasi, scrutazioni dei cuori e preveggenza. Un’innamorata del Signore che ha dato la Sua Vita come preghiera e obbedienza totale al Padre di ogni misericordia e che ha messo le grazie, che il Signore ha fatto risplendere nella sua vita, al servizio del prossimo, divenendo un punto di riferimento per i bisognosi, che da ovunque si recavano da Lei per incontrare le misericordie del Signore. Ed ella tanto più offriva, quanto poi misticamente soffriva nell’unione mistica alla Passione: andata a Chianciano per curarsi, guarisce innumerevoli persone e torna più ammalata di prima. In breve, un Vangelo vivente, come Gesù, il quale, dai miracoli alla preghiera costante in unione col Padre, prende poi la strada per Gerusalemme, al fine di operare la redenzione del genere umano: come lo Sposo così la sposa. Infine, la Risurrezione nella gloria e quel corpo incorrotto è una vera e propria corona, segno della sua fedeltà nella lotta di una vita vissuta per Dio e per il bene del prossimo, ma anche segno dell’infinita misericordia di Dio che manifesta la sua potenza negli umili e che rimane vicino ai bisognosi, confermando nella fede con tali segni i dubbiosi e con i miracoli i bisognosi. Una persona eletta e straordinaria, adombrata dei più alti doni; anima particolare, scelta per rischiarare e illuminare la vita della Chiesa nel suo tempo, secondo i disegni d’amore del Padre.
Nello scrivere questo articolo pensavo a qualche aspetto su cui soffermarmi, della vita della Santa. Ma quale aspetto posso cogliere di una persona che era talmente nascosta a se stessa da essere una manifestazione luminosissima di Cristo? Cosa colpisce di Lei? Quali virtù ammirare? Ma cosa vedere in te Agnese? Noi non vediamo te, ma vediamo Cristo, per questo vediamo quale grande santa sei stata, talmente umile e obbediente che il Signore, nella sua immensa misericordia, ha voluto illuminare con la luce della Sua grazia. Precisamente! Vediamo proprio il Vangelo, quelle pagine passate velocemente ed etichettate come “miracoli vari” sono invece un pianto commosso del Signore che riluce nella persona di Cristo: si china guardando il grido del misero e del debole e piange, perché ama così tanto l’uomo da offrire la Sua vita per la salvezza e la redenzione di tutti. Chi ha l’ardire di affermare che non è il cieco? O il sordo, l’ammalato e lo zoppo?
E infine il Mistero Pasquale. Cosa vedo in Agnese? Una persona che ha preso in silenzio la Croce inchiodata alla Volontà di Dio e Dio ha parlato al suo posto, affinché anche i sordi sentissero che “il mio aiuto viene dal Signore, che ha fatto cielo e terra” (Sal 120), “Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra tribolazione perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione con la consolazione con cui siamo consolati noi stessi da Dio.” (2Cor 1, 3-4). Una persona che ha sacrificato la sua vita per essere uno strumento della misericordia di Dio, pertanto non si ha vergogna di dire: “che cosa ammiriamo? I miracoli!” Oggi, non siamo più abituati ai miracoli e neanche si crede di poterli ricevere, forse perché la nostra fede vacilla alquanto. E così anche i Santi non sono più amici, ma folklore per gite fuori porta, leggende, tradizioni e sagre. Ma Agnese, Rita, Caterina da Bologna, Chiara da Montefalco (stando in Italia), e infiniti altri, sono invece una luce che arde e risplende: incorrotta dopo 700 anni: cosa ancora cercare di capire o di dire? Cosa si può fare di più? Chi oserebbe chiedere altri segni? Chi dubita oltre? È un dono inestimabile, con le altre sante suddette, che il Padre di ogni misericordia ci lascia per confermare con le opere la Parola rivelata, e un commosso desiderio di riconciliare l’uomo alla volontà di Dio, confortare i sofferenti, richiamare i peccatori, rialzare i caduti e schiarire i dubbiosi. Speriamo che tali santi il Signore non li tolga alla nostra povera Italia, che vi passa accanto come fossero cose trascurabilissime, e li dia ad altri popoli che certo li avrebbero meglio meritati, e onorerebbero più degnamente.
Concludiamo con le stesse parole di Sant’Agnese:
Consunta dalle fatiche, Agnese si mise a letto e si dispose alla morte. Alle religiose piangenti disse: “Se mi amaste veramente, non piangereste così; gli amici si rallegrano del bene che capita ai loro amici. Il più grande bene che mi possa capitare è di andarmene allo sposo. Siate fedeli a uno sposo così buono! Perseverate sempre nell'ubbidienza e vi prometto di esservi più utile in cielo che se restassi tra voi”. Poco dopo sollevò gli occhi e le mani al cielo e disse sorridendo; “II mio amato mi appartiene, io non lo abbandonerò più!”.
Agnese morì il 20 aprile 1317, a mezzanotte, e apparve a molti in diverse località.
Il suo corpo, deposto nella chiesa del monastero, che prese il nome di Sant'Agnese, emanò una deliziosa fragranza e sanò molti malati. (santiebeati.it – Agnese da Montepulciano)
II mio amato mi appartiene, io non lo abbandonerò più!
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