Pillole di SpiritualiTà
La grandezza dell'uomo, la sua gloria e la sua maestà consistono nel conoscere ciò che è veramente grande. (San Basilio)
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Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio
di p. Alberto Rocca icms
“Il digiuno costituisce una pratica concreta che dispone all’accoglienza della Parola di Dio. L’astensione dal cibo, infatti, è un esercizio ascetico antichissimo e insostituibile nel cammino di conversione. Proprio perché coinvolge il corpo, rende più evidente ciò di cui abbiamo ‘fame’ e ciò che riteniamo essenziale per il nostro sostentamento. Serve quindi a discernere e ordinare gli ‘appetiti’, a mantenere vigile la fame e la sete di giustizia, sottraendola alla rassegnazione, istruendola perché si faccia preghiera e responsabilità verso il prossimo.” (Papa Leone XIV, Messaggio per la Quaresima 2026).
Come ricorda Papa Leone XIV, il digiuno e l'astinenza nella Chiesa hanno radici bibliche e antiche, caratterizzate da pratiche penitenziali per avvicinarsi a Dio fino a regole definite, come la Quaresima e il magro del venerdì. Originati dall'esempio di Gesù nel deserto, si basano su ascesi, penitenza e controllo delle passioni, per prepararsi alle feste liturgiche.
Origini Bibliche e Antiche: sin dai primi secoli, i cristiani hanno praticato il digiuno imitando Mosè, Elia e, soprattutto, Cristo che digiunò 40 giorni nel deserto. La Didachè (I secolo) testimonia già l'usanza di digiunare il mercoledì e il venerdì per differenziarsi dagli Ebrei. San Tommaso d'Aquino (XIII sec.) sottolineava che il digiuno serve a reprimere i piaceri del corpo e a dominare le passioni, facilitando l'ascesi e la preghiera. Nel Medioevo, i giorni di "magro" (astinenza dalla carne) erano numerosi, incluse le Quattro Tempora. La disciplina moderna, riformata da Papa Paolo VI nel 1966 e definita nel Codice di Diritto Canonico (can. 1249-1253), prevede l’astinenza dalle carni obbligatoria tutti i venerdì di Quaresima (eccetto le solennità) e il Mercoledì delle Ceneri, per i fedeli dai 14 anni. Il digiuno ecclesiastico è obbligatorio il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì Santo, per i fedeli dai 18 ai 60 anni e consiste nel consumare un unico pasto durante la giornata, ma non proibisce di prendere un po' di cibo al mattino e alla sera, attenendosi, per la quantità e la qualità, alle consuetudini locali approvate (Paolo VI, Costituzione apostolica Paenitemini, 1966).
Digiuno e astinenza, che, ovviamente, non si devono limitare al cibo: non sono diete, ma pratiche penitenziali mosse dalla fede e animate dalla carità per la conversione del cuore. Il digiuno e l'astinenza, con la preghiera, l'elemosina e le altre opere di carità, rispondono al bisogno permanente del cristiano di conversione al regno di Dio, di richiesta di perdono per i peccati, di implorazione dell'aiuto divino, di rendimento di grazie e di lode al Padre.
Perché il digiuno e l'astinenza rientrino nel vero significato della prassi penitenziale della Chiesa devono avere un'anima autenticamente religiosa. Infatti, nella penitenza è coinvolto l'uomo nella sua totalità, di corpo e di spirito: l'uomo che ha un corpo bisognoso di cibo e di riposo e l'uomo che pensa, progetta e prega; l'uomo che si appropria e si nutre delle cose e l'uomo che fa dono di esse; l'uomo che tende al possesso e al godimento dei beni e l'uomo che avverte l'esigenza di solidarietà che lo lega a tutti gli altri uomini. Digiuno e astinenza non sono forme di disprezzo del corpo, ma strumenti per rinvigorire lo spirito, rendendolo capace di esaltare, nel sincero dono di sé, la stessa corporeità della persona.
Come detto, il digiuno dei cristiani trova il suo modello e il suo significato nuovo e originale in Gesù. Il Maestro non impone in modo esplicito ai discepoli nessuna pratica particolare di digiuno e di astinenza, ma ricorda la necessità del digiuno per lottare contro il maligno e durante tutta la sua vita, in alcuni momenti particolarmente significativi, ne mette in luce l'importanza e ne indica lo spirito e lo stile. Quaranta giorni di digiuno precedono il combattimento spirituale delle 'tentazioni', che Gesu affronta nel deserto e che supera con la ferma adesione alla parola di Dio: "Ma egli rispose: Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (Mt. 4,4).
L'impegno al dominio di sé e alla mortificazione è, dunque, parte integrante dell'esperienza cristiana come tale e rientra nelle esigenze della “vita nuova” secondo lo Spirito: "Vi dico dunque: Camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare i desideri della carne... Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé" (Gal 5,16-22).
In particolare, per il cristiano l'astinenza non nasce dal rifiuto di alcuni cibi, come se fossero cattivi: egli accoglie l'insegnamento di Gesù, per il quale non esistono né cibi proibiti né osservanze di semplice purità legale: "Non c'è nulla fuori dell'uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall'uomo a contaminarlo" (Mc 7,15). (Cf. Il senso cristiano del digiuno e dell’astinenza, CEI, 1994)
IV DOMENICA DI QUARESIMA – 15 MARZO 2026 – ANNO A
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