Pillole di SpiritualiTà
Dio ha nascosto nella sua parola tutti i tesori, perché ciascuno di noi trovi una ricchezza in ciò che contempla. (Sant'Efrem)
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di sr.M. Paola Farace icms
Il fisico e teologo russo Pavel A. Florenskij scrisse, dalle carceri comuniste, ai figli, poco prima di essere fucilato.
“Notte tra sabato 19 e domenica 20 marzo 1921 Mosca
Amati figlioletti miei […] Eccovi una cosa che non posso non scrivere: abituatevi, educate voi stessi a fare tutto ciò che fate in maniera perfetta, con cura e precisione; che il vostro agire non abbia niente di impreciso, non fate niente senza provarvi gusto, in modo grossolano. Ricordatevi che nel pressapochismo si può perdere tutta la vita, mentre al contrario, nel compiere con precisione e al ritmo giusto anche le cose e le questioni di secondaria importanza, si possono scoprire molti aspetti che in seguito potranno essere per voi fonte profondissima di nuova creatività […]. E non solo. Chi agisce con approssimazione, si abitua anche a parlare approssimativamente, ed il parlare grossolano, impreciso e sciatto coinvolge in questa confusione anche il pensiero. Cari figlioletti miei, non permettete a voi stessi di pensare in maniera trascurata. Il pensiero è un dono di Dio ed esige che si abbia cura di sé. Essere precisi e chiari nei propri pensieri è il pegno della libertà spirituale e della gioia del pensiero.”
Si narra che san Tommaso d’Aquino ponesse sulla cattedra una mela e dicesse prima delle sue lezioni: «Questa è una mela. Chi non è d’accordo può uscire». Questo aneddoto breve e significativo ci dice che san Tommaso insegnava, giustamente, che non è il pensiero a determinare l’essere, ma è l’essere a determinare il pensiero.
Tra la realtà e linguaggio c'è un legame profondo: il linguaggio ha la funzione di esprimere e comunicare il mondo, quindi di rivelarlo. La parola serve per designare la realtà ed è perciò strumento di verità. Prima c’è la verità e poi la parola che la esprime. Occorre quindi chiamare le cose con il loro nome.
Le ideologie di ogni tempo, invece, non vogliono riconoscere la realtà per quello che è. Spingono a una visione del mondo, non alla realtà. C’è la costruzione di una realtà esistente solo nella testa di chi l’ha ideata e che vuole sovrapporre – anzi, imporre – alla vera e unica realtà. Per creare una nuova realtà, occorre da una parte demolire quella vecchia: e, quindi, i termini che la indicano per impedire altre forme di pensiero.
Tutto ciò fa tornare alla memoria un libro, dal titolo: ‘1984’, scritto da George Orwell, che fu, in qualche modo, profetico. ‘1984’ è un libro che, attraverso il racconto di una storia, denuncia un sistema totalitario che vuole piegare realtà e persone a un fine superiore, che solo a parole coincide con la felicità del popolo, ma che, in realtà, si identifica nella sottomissione cieca ai partiti totalitari. La narrazione è ambientata in un futuro prossimo (l’anno 1984), immaginando la terra divisa tra tre grandi potenze, che sfruttano lo stato costante di guerra tra loro per mantenere il controllo totale sul popolo. L’obiettivo finale è la realizzazione di una società senza pensiero.
Per indebolire il pensiero bisogna, quindi, indebolire la lingua. Ed ecco l’elaborazione della neo-lingua, descritta da Orwell.
Vi possono essere diverse strade da percorrere, a tal fine.
Innanzitutto, la sterilizzazione della lingua: la semplice cancellazione del termine, senza sostituirlo con nulla. Oggi ci sono delle parole che sono in via d’estinzione, ad esempio: virtù, castità, mitezza, umiltà, verginità, nobiltà, lealtà, giudizio, inferno, paradiso, purgatorio. Da qui passa anche la sterilizzazione linguistica: togliere le armi linguistiche al nemico, togliergli i concetti forti. Occorre rendere debole la lingua, inefficace alla lotta dialettica. L'involuzione della lingua, verso un suo impoverimento, porta poi le persone a parlare male. E chi parla male pensa anche male, pensa in modo acritico.
Lo ricordava Orwell: “Il depauperamento del linguaggio è un vantaggio, giacché più piccola è la scelta, minore è la tentazione di riflettere”.
Altra modalità: la sostituzione linguistica. Cancellare alcuni termini e sostituirli con altri. Cambio le parole che indicano la realtà, cambio il “percepito” della realtà stessa. Questo processo serve per due scopi. In primo luogo, se la realtà è troppo dura e sgradevole, è meglio addolcirla. Un criminale nazista, nel corso di un processo a Gerusalemme, si difese dicendo che non si trattava di deportazioni di ebrei, ma di “emigrazione controllata”.
Il cambiamento della lingua è utile anche perché il possesso delle parole è possesso delle coscienze e della realtà. Se il nascituro è solo un “prodotto del concepimento”, sarà impossibile difendere i diritti del nascituro, dato che un prodotto non ha diritti. E così abbiamo: dolce morte, coniuge n. 1 e 2, ecc. Sostituendo un termine con un altro le parole occultano la realtà, se ne allontanano sempre di più, perdendosi in un mondo linguistico astratto e artefatto. E chi non conosce la realtà non può giudicarla rettamente.
Terza modalità: depotenziare le parole, i termini. Uno dei tanti metodi del cosiddetto "pensiero debole".
Natura è diventato sinonimo di ambiente; anima è un concetto che si è perso tra il romanticismo e il New age; amore non è più volere il bene dell’altro o non significa più donazione totale, ma solo un moto emozionale. Anche gli stessi termini di “bene” e “male” hanno perso di oggettività e indicano solo opinioni soggettive. Contenitori semantici vuoti, che ognuno riempie a piacere: ‘per me l’aborto è male, per te è bene’.
Infine, esiste una tecnica comunicativa utile agli ideologi: la persuasione linguistica. Oltre ad inventare parole nuove, è importante anche che tutti i nuovi significati siano accettati dal popolo. Per raggiungere lo scopo ci sono molte soluzioni. Ne accenniamo solo due.
La prima fa riferimento all’uso degli slogan. Di per sé gli slogan rappresentano una tecnica di comunicazione valida, perché sintetizzano pensieri complessi con una sola frase; ma, tante volte, dietro lo slogan c’è poco o nulla. Lo slogan, spesso, diffonde un modo di pensare senza fondamento e proprio perché è sintetico è necessariamente ambiguo, allusivo: dice tutto e niente. È difficile da attaccare, perché bisogna dare molte spiegazioni per poterlo smontare. Colpisce il lato emotivo della persona, ma lo slogan è vuoto, non è sorretto da argomentazioni valide. Ecco alcuni esempi: Dio è morto, falce e spinello cambiano il cervello, l’utero è mio, l’amore può finire, va’ dove ti porta il cuore, meglio divorziare che far soffrire i figli, essere se stessi, ecc.
Una seconda strategia comunicativa di persuasione è l’uso di “termini talismano”. È sufficiente accostarli a qualsiasi parola e questa diventa positiva. Le più usate sono libertà e diritto. E così abbiamo il diritto di abortire, ad avere un figlio, di “sposarsi” per le persone omosessuali; i diritti degli animali, la libertà di morire, di cambiare sesso, di divorziare, etc.
Le parole sono dotate di un potere tanto forte da essere in grado di influenzare il pensiero. Ogni parola porta con sé conseguenze, soprattutto quando è usata da comunicatori ed educatori, poiché consolida atteggiamenti e opinioni.
E’ scritto nel libro dei Proverbi (Pr. 12, 18): “C’è chi, parlando senza riflettere, trafigge come spada, ma la lingua dei saggi procura guarigione”
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