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La Basilica di Santa Maria Maggiore

“La nevicata di Agosto”

di Vincenzo Saddò

Nel cuore della Roma cristiana, sul colle Esquilino, sorge una delle quattro Basiliche papali maggiori: la Basilica di Santa Maria Maggiore. La più grande Chiesa dedicata alla Vergine Maria in Occidente, un monumento straordinario che conserva intatti elementi dell’arte paleocristiana, medievale, rinascimentale e barocca. Attraverso i secoli, Santa Maria Maggiore è stata un centro di fede, potere e cultura, riflettendo nelle sue strutture e decorazioni i mutamenti storici della Chiesa e di Roma stessa.

La tradizione vuole che la Basilica sia stata fondata nel 356 d.C. a seguito di un miracolo noto come la “Nevicata di agosto”: la Vergine Maria sarebbe apparsa in sogno a Papa Liberio, chiedendo che una Chiesa fosse eretta nel luogo in cui la mattina seguente avrebbero trovato neve. E il 5 agosto, miracolosamente, nevicò sull’Esquilino: si narra che Papa Liberio, con un bastone, tracciò il perimetro della nuova Basilica sulla neve. Questo evento è commemorato ancora oggi con una suggestiva rievocazione, consistente in una “nevicata artificiale” di petali bianchi all’ interno della Basilica durante la celebrazione liturgica.

Tuttavia, la costruzione attuale risale al pontificato di Papa Sisto III (432-440), poco dopo il Concilio di Efeso (431), che sancì il titolo mariano di Theotókos (Madre di Dio). La Basilica si inserisce così nel contesto della crescente venerazione mariana, divenendo il principale Santuario dedicato alla Vergine Maria nella cristianità latina.

L’impianto basilicale originario di Papa Sisto III è ancora in gran parte leggibile: una grande aula rettangolare con tre navate divise da 36 colonne ioniche, terminante in un’abside semicircolare. Il capolavoro di quest’epoca è senza dubbio il ciclo musivo absidale e dell’arco trionfale, che rappresenta un “unicum” nella produzione artistica del V secolo. Tali mosaici, infatti, sono tra i pochissimi sopravvissuti del periodo paleocristiano, in Roma, in posizione originale.

L’arco trionfale mostra episodi dell’infanzia di Cristo secondo i Vangeli canonici e apocrifi, mentre l’abside (rifatta nel XIII secolo da Jacopo Torriti, su commissione di Papa Nicola IV) narra l’incoronazione della Vergine, inserendo Santa Maria Maggiore nella grande stagione dell’iconografia mariana medievale.

Il campanile romanico, costruito nel XII secolo – il più alto di Roma,75 metri – è ancora oggi uno dei simboli più riconoscibili della Basilica.

Nel Rinascimento, l’interno fu arricchito da cappelle private, la più celebre delle quali è la Cappella Sistina (da non confondere con quella in Vaticano) o Cappella del Presepe, commissionata da Papa Sisto V e realizzata tra il 1585 e il 1590 da Domenico Fontana, uno dei più noti architetti del tardo rinascimento romano. In essa è presente la Reliquia della Sacra Culla di Betlemme, il reliquiario che si trova sotto l’altare maggiore della cappella, conservato in un’urna dorata sorvegliata da due statue di bronzo dorato, raffiguranti due angeli adoranti. Vi è presente anche un antico presepe, commissionato da Papa Niccolò IV e scolpito nel 1288 da Arnolfo di Cambio, che è tra i primi presepi scultorei della storia dell’arte occidentale, tanto è vero che in periodo del medioevo Santa Maria Maggiore fu chiamata anche Sancta Maria ad Praesepe (Santa Maria presso il Presepe). Il presepe oggi esposto non è completo di tutte le statue, poiché alcune di esse si trovano nei musei vaticani.

Tra il 1605 e il 1611, per volere di Papa Paolo V Borghese, fu costruita anche la Cappella Paolina, esempio splendido del barocco romano, progettata dall’ architetto Flaminio Ponzio e completata da Giovanni Vasanzio. Al suo interno troviamo decorazioni di importanti artisti dell’epoca, tra cui Guido Reni, Domenichino e il Cavalier D’Arpino. Nella Cappella Paolina è presente la celebre icona della Salus Populi Romani, un’antichissima icona bizantina raffigurante la Madonna col Bambino, simbolo della protezione della Vergine sul popolo romano.

Nel Seicento, sotto Papa Alessandro VI Borgia, fu realizzato il soffitto a cassettoni dorati, progettato da Giuliano da Sangallo. Secondo la tradizione l’oro usato per dorare il soffitto fu il primo oro portato dalle Americhe dai conquistadores spagnoli: i regnanti Ferdinando d’Aragona ed Isabella di Castiglia, in segno di gratitudine verso il Papa per aver approvato il viaggio di Cristoforo Colombo, lo donarono alla Basilica.

Il pavimento cosmatesco, invece, risale al XII-XIII secolo ed è uno degli esempi più raffinati della scuola dei marmisti laziali. È chiamato così poiché a realizzarlo fu la famiglia Cosmati, dinastia di marmisti attivi a Roma e nel Lazio in quegli anni.

Tra il 1741 e il 1743, la facciata fu completamente rifatta da Ferdinando Fuga in stile barocco, integrando la precedente loggia delle benedizioni. Ancora oggi si possono ammirare i mosaici medievali della facciata originale nella loggia interna.

Santa Maria Maggiore è l’unica Basilica Papale, oltre San Pietro, ad avere anche un appartamento papale, usato occasionalmente dal Pontefice.

Nella Basilica, vicino all’ altare vi è la tomba del grande artista Gian Lorenzo Bernini, consistente in una lapide molto discreta. Bernini aveva un forte legame spirituale con la Basilica e la considerava un luogo sacro molto personale; stessa considerazione che aveva anche il Santo Padre Papa Francesco, anch’ egli recentemente sepolto lì. Infatti, il Sommo Pontefice era solito recarsi al cospetto della Salus Populi Romani ogni volta che da cardinale faceva visita a Roma e all’ inizio e al ritorno di ogni suo viaggio apostolico, da quando divenne Papa.

La Basilica di Santa Maria Maggiore è una sintesi vivente della storia della Chiesa romana. Dalla sua origine alla sua attuale funzione liturgica e pastorale, passando per fasti artistici e committenze papali, rappresenta un microcosmo della cristianità romana. È il luogo dove arte e devozione si intrecciano, dove il passato parla ancora al presente, e dove ogni pietra racconta una pagina della storia universale della fede.

 

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