Pillole di SpiritualiTà
Maria edifica continuamente la Chiesa, la aduna, la mantiene unita. (San Josemaria Escrivà)
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Alla luce del decreto Ad Gentes e del decreto Apostolicam Actuositatem
di Alessandro Giannetti
Il decreto Ad Gentes, promulgato il 7 dicembre 1965 dal Concilio Vaticano II, rappresenta uno dei testi fondamentali per comprendere la natura missionaria della Chiesa. Il contenuto chiarisce che la missione evangelizzatrice coinvolge, oltre a sacerdoti, religiosi e missionari, anche tutto il Popolo di Dio, inclusi i fedeli laici.
Secondo Ad Gentes, la Chiesa è per sua natura missionaria, poiché nasce dalla missione del Figlio e dello Spirito Santo nel disegno salvifico del Padre. Da questa identità deriva la responsabilità di ogni battezzato di partecipare all'annuncio del Vangelo. Il laico, infatti, non è un semplice destinatario dell'azione pastorale, ma una parte del “corpo” di Cristo che è la Chiesa.
I laici derivano il dovere e il diritto all’apostolato dalla loro stessa unione con Cristo capo. Poiché sono inseriti nel corpo mistico di Cristo per mezzo del battesimo, fortificati dalla virtù dello Spirito Santo per mezzo della cresima, sono designati dal Signore stesso all’apostolato. Sono consacrati per formare un “sacerdozio regale” e una nazione santa (cfr. 1 Pt 2,4-10), per offrire sacrifici spirituali mediante ogni attività e testimoniare ovunque il Cristo. Con i sacramenti, inoltre – in particolare con l’Eucaristia – viene trasmessa e alimentata quella carità che è come l’anima di tutto l’apostolato.
Attraverso le virtù che lo Spirito Santo diffonde nel cuore di tutti i membri della Chiesa, ossia fede, speranza e carità, viene esercitato l’apostolato dei laici.
Quindi tutti i cristiani sono chiamati al nobile impegno di lavorare e operare affinché il divino messaggio della salvezza sia conosciuto e accolto da tutti gli uomini, in tutta la terra.
Per comprendere meglio il percorso delineato, occorre richiamare un altro importantissimo documento tra i più significativi del Concilio Vaticano II, riguardante l'apostolato dei laici, ossia Il decreto Apostolicam Actuositatem promulgato da Papa San Paolo VI, il 18 novembre 1965[1], pochi giorni prima del decreto Ad Gentes. Esso rappresenta una svolta nella comprensione del ruolo dei fedeli laici nella vita e nella missione della Santa Chiesa. Il documento sottolinea che tutti i battezzati, e non soltanto il clero o i religiosi/e, sono chiamati a partecipare attivamente alla missione evangelizzatrice del Popolo di Dio. Si può riassumere nella frase: è l’ora dei laici!
Il documento riconosce la dignità e il ruolo fondamentale dei fedeli laici (tutti i battezzati non appartenenti allo stato clericale o religioso) nella missione della Chiesa.
Evidenziando la “vocazione secolare”, il decreto sottolinea che i laici hanno una specifica "indole secolare". Vivono cioè nel mezzo del mondo - in famiglia, nel lavoro, nella politica, nella cultura e nella società - e proprio attraverso queste realtà quotidiane sono chiamati a testimoniare il Vangelo e a santificare il mondo dal di dentro, pur non essendo del mondo[2].
Il provvedimento definisce i coniugi come i primi araldi della fede per i loro figli, affidando alla famiglia un ruolo primario, cardine e insostituibile nell'educazione cristiana e nella testimonianza dell'amore di Dio, come vera Chiesa domestica; incoraggia l'impegno associativo dei cattolici per una testimonianza più efficace e coordinata nella società. In realtà in Italia, ad esempio a Roma, già esistevano delle aggregazioni laicali riconosciute
La vocazione cristiana è “vocazione all'apostolato” che la Chiesa esercita con tutti i suoi membri. È nel mondo che i laici sono chiamati a esercitare il loro apostolato. Nell'unione con Cristo capo, i laici sviluppano la loro spiritualità valendosi degli aiuti spirituali comuni a tutti i fedeli. Questa loro spiritualità deve inoltre caratterizzarsi nello stato del matrimonio, della famiglia, del celibato, della professione in cui ciascuno si trova e deve fare gran conto della competenza del senso civico e delle virtù sociali.
L'apostolato della Chiesa e di tutti i suoi membri è diretto, innanzitutto, a manifestare il messaggio di Cristo e a comunicare la sua grazia.
Ma il compito specifico del laico è nell'animazione dell'ordine temporale. Nel corso della storia l'uso dei beni temporali è stato viziato da gravi errori e anche oggi non pochi pongono una eccessiva fiducia nel progresso e inclinano verso un'idolatria delle cose temporali.
Compito dei laici è operare direttamente sull'ordine temporale rendendolo conforme ai principi della vita cristiana; in questo quadro, va ricordata l'importanza dell'azione dei cristiani nella società in cui vivono.
Il laico è chiamato a partecipare alla vita e all'azione della Chiesa a livello parrocchiale, diocesano, nazionale e internazionale, costruendo anche l'impegno missionario anche con l’aiuto di sacerdoti e religiosi/e[3].
L'apostolato nel proprio ambiente sociale è compito proprio del laico che lo adempirà con la coerenza della vita ai principi della fede, con la carità fraterna che lo rende partecipe della situazione, del lavoro e delle aspirazioni dei fratelli e con la consapevolezza del ruolo che ricopre nell'edificazione dell'ordine sociale.
Nell'ordine mondiale i laici cattolici sono invitati ad adoperarsi, secondo la propria inclinazione, per il bene comune, nell'amore della patria e nel fedele adempimento dei doveri civili, cooperando con tutti gli uomini e le donne di buona volontà per il conseguimento del bene comune. La testimonianza della vita costituisce la prima forma di evangelizzazione.
In tutto il contesto sopra descritto si colloca perfettamente il movimento della Famiglia del Cuore Immacolato di Maria, la cui missione carismatica[4] - viva e dinamica - si esprime attraverso tutte le vocazioni e stati di vita rappresentati nella Chiesa: sacerdotale, consacrata e laicale.
Le tre realtà che la compongono - con pari rango e dignità -, i religiosi Servi del Cuore Immacolato di Maria, le religiose Serve del Cuore Immacolato di Maria e i fedeli laici consacrati al Cuore Immacolato di Maria (denominati Figli e Figlie del Cuore Immacolato di Maria, Collaboratori e Amici), costituiscono un unicum e uno status peculiaris.
L’approfondimento proposto costituisce una sintesi dei contenuti delle ricchissime fonti citate del Concilio Vaticano II che, seppur risalenti a circa 60 anni fa, sono attualissime a riprova che Dio è sempre presente con la Sua opera nel mondo e non ci abbandonerà mai.
In conclusione, ritengo che l’appartenenza alla Famiglia del Cuore Immacolata di Maria costituisca una straordinaria Grazia che il Buon Dio ha concesso e riservato a ciascuno dei consacrati per mezzo del dono del “Carisma” di fondazione, ispirato al “Messaggio di Fatima e la spiritualità del Cuore Immacolato di Maria”, così come è rivelata dalla Beata Vergine Maria.
[1] «Voi ben sapete come il Concilio Vaticano II abbia fatto sua la grande corrente di promozione del laicato, approfondendone i fondamenti teologici, integrandola e dandole luminoso rilievo nell'ecclesiologia della Lumen Gentium, dando autenticità e impulso all'attiva partecipazione dei laici alla vita e alla missione della Chiesa» (Papa San Giovanni Paolo II, primo viaggio apostolico in Messico).
[2] Gv 15,18-19: «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia».
[3] Il Papa San Giovanni Paolo II diceva nella giornata commemorativa del ventesimo anniversario del decreto conciliare sull'apostolato dei laici: «Oggi la Chiesa ha bisogno di grandi correnti, movimenti e testimonianze di santità fra i christifideles, giacché è dalla santità che nasce ogni autentico rinnovamento della Chiesa, ogni arricchimento dell'intelligenza della fede e della sequela cristiana, ogni feconda riattualizzazione vitale del cristianesimo a favore delle necessità degli uomini e d'una rinnovata forma di presenza nel cuore dell'esistenza umana» (18 novembre 1985).
[4] La formazione dei consacrati è orientata verso una vera “pedagogia della santità”, ed è integrale, cioè rivolta a tutti i livelli della persona: umano, spirituale, intellettuale e professionale (catechesi, ritiri, esercizi spirituali, ecc. (v. Regolamento dei Figli e figlie del Cuore Immacolato di Maria, in particolare cap. IV).
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