Pillole di SpiritualiTà
Nostro Signore si occupa di ciascuna anima con tanto amore, quasi fosse la sola ad esistere. (Santa Teresa di Gesù Bambino)
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di Suor M. Giacinta Magnanimi icms
Nella sua forma classica – fatta propria dal Magistero della Chiesa – la Riparazione può essere così riassunta: è l’amore reso al Cuore di Cristo, nell’intento di “risarcirlo” delle ingratitudini e dei peccati con cui viene dolorosamente offeso. Emerge, da questa definizione, la portata del peccato come offesa rivolta a Dio; ma, allo stesso tempo, affiora un elemento di grande rilievo, vale a dire la conversione dei peccatori.
Il sacrificio di Cristo ha già espiato tutti i peccati; ma, misteriosamente, prosegue la sua opera efficace nell’Eucaristia, richiedendo la collaborazione riparatrice da parte di tutti noi. In questo senso, non solo i Sacerdoti ordinati, ma tutti i fedeli, che offrono la loro vita a Cristo, partecipano del Sacerdozio di Cristo.
Si può definire la Riparazione anche come la possibilità, concessa a ciascuno di noi, di credere e amare, in qualche misura, al posto di un altro e a sua salvezza. È il concetto della sostituzione e della solidarietà, vissute da Gesù Cristo dall’Incarnazione alla morte di Croce e che interpella anche noi, in virtù del nostro Battesimo.
Ciò che è importante comprendere – proprio perché la Riparazione non rimanga una semplice e superficiale devozione richiesta a pochi – è che essa rientra nel cammino della vita cristiana, come imitazione e sequela di Cristo.
La spiritualità riparatrice mira ad educare i cristiani a lasciarsi coinvolgere dal grande movimento d’amore oblativo che ha guidato Gesù durante la sua esistenza terrena e nella sua Passione.
In questo senso, la Riparazione appare principalmente come una risposta all’amore di Dio che si è riversato nel Cristo, crocifisso e risorto. La croce è il segno di quanto Dio ci ha amati: Dio ci ha amati e ci ama di un amore infinito, un amore che non è riamato, anzi è continuamente offeso dai peccati dell’umanità. Il cammino del cristiano è una continua lotta contro il peccato, per recuperare la comunione con il Signore.
Il peccato va considerato una mancanza di amore, rottura della comunione con il Signore; la Riparazione diventa quindi una risposta d’amore.
Il dinamismo della Riparazione comporta, inoltre, un interesse d’amore verso i peccatori. Gesù ha operato la Redenzione non solo a favore degli uomini, ma anche a nome loro: cosicché il suo amore riparatore è stato universale, per tutti. Il cristiano anche in questo segue Cristo, il quale ha aperto ad ogni fedele la possibilità di una solidarietà con i suoi fratelli, membra dello stesso Corpo Mistico, per la loro salvezza. In questo modo, la fecondità del Capo viene partecipata anche alle membra: esse possono influire salvificamente le une sulle altre. Questo atteggiamento del cristiano ha una duplice valenza: la salvezza dei peccatori e la consolazione di Dio, offeso dal peccato.
La Chiesa condivide la spiritualità riparatrice di Cristo, la condivide, in nome della sua solidarietà con Lui e della sua sequela. Inoltre, come la Riparazione di Cristo, anche quella della Chiesa è salvifica, cioè a vantaggio del mondo peccatore e in suo nome. La Riparazione è cooperazione attiva dell’uomo con Dio in ordine alla sua salvezza[1].
Un’ultima considerazione, circa la partecipazione alla Redenzione di Cristo: come Gesù ha offerto tutta la propria esistenza terrena per la salvezza dell’umanità peccatrice, così anche i fedeli partecipano alla Redenzione unendo la propria vita a quella di Gesù, facendone un sacrificio a Dio gradito. Tutto può diventare occasione di offerta a Dio, come riparazione: la preghiera, le penitenze, le sofferenze, le contrarietà, il lavoro, il proprio dovere compiuto con amore …
A tutte queste considerazioni quanti fedeli volgeranno piamente l’animo, accesi d’amore per Cristo sofferente, non potranno non espiare le proprie e le altrui colpe con maggiore impegno, risarcire l’onore di Cristo, promuovere l’eterna salvezza delle anime […] Poiché, se qualcuno va con amore fra sé ripensando a quanto sin qui abbiamo ricordato e, per così dire, se lo ha impresso nell’intimo del cuore, dovrà senza dubbio non solo aborrire ogni peccato come sommo male e fuggirlo, ma tutto offrirsi alla volontà di Dio e adoperarsi a risarcire l’onore leso della Divina Maestà con l’assidua preghiera, con l’uso di volontarie penitenze e con la paziente sofferenza di quelle prove che incontrerà; infine: con la vita tutta, condotta secondo questo spirito di riparazione[2].
[1] Cf. Duci f., Partecipi dell’offerta di Cristo, in AA.VV. Spiritualità oblativa riparatrice, EDB, Bologna 1989, pp.142-149.
[2] Pio XI, Lettera enciclica Miserentissimus Redemptor, Op. Cit.
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