Pillole di SpiritualiTà
Maria edifica continuamente la Chiesa, la aduna, la mantiene unita. (San Josemaria Escrivà)
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di p. Eugenio Pozzoli icms
Oggi dalla stirpe di Davide è nata la beata Vergine Maria, per mezzo della quale apparve ai credenti la salvezza del mondo. Oggi è nata la Regina del mondo: il Paradiso è in festa e la terra esulta (Antifonario Romano 3108-3109).
Così invita a cantare la liturgia della festa della Natività della Beata Vergine Maria, una delle più antiche feste mariane. È infatti a partire dal VI secolo che nell’Oriente cristiano si celebra la nascita della Vergine Maria; festa celebrata anche a Roma, e poi in tutta la Chiesa, sul finire del VII secolo. La data scelta fu quella del’8 settembre, cioè nove mesi dopo la Solennità dell’Immacolata Concezione.
Non sono i testi canonici della S. Scrittura a parlarci della nascita di Maria santissima, ma la Tradizione viva della Chiesa. Tra le testimonianze più antiche troviamo il Protovangelo di Giacomo, un Apocrifo del II secolo, che narra alcuni episodi della vita di Maria. Della tradizione dei primi secoli circa la Natività di Maria troviamo diverse testimonianze negli scritti dei Padri della Chiesa. Ne riportiamo qui due, precisamente alcuni passaggi di due omelie di Santi vescovi dell’XI secolo.
La prima è di San Fulberto di Chartres, Vescovo e teologo (960-1028), che raccoglie in un Sermone per la festa della Natività della Beata Vergine Maria la Tradizione viva della Chiesa con queste parole:
“Ella è nata dalla stirpe di Abramo e del Re Davide, ai quali Dio promise che nel loro seme, cioè in Cristo, sarebbero state benedette tutte le tribù della terra […] il padre si chiamava Gioacchino, mentre la madre si chiamava Anna. La loro vita era semplice e retta davanti al Signore, irreprensibile e pia davanti agli uomini.
Così, giusti davanti a Dio e poveri davanti agli uomini, essi da circa venti anni vivevano il loro matrimonio, sacro al Signore, senza la gioia di figli. Allora, se il Signore avesse donato loro una discendenza, promisero solennemente che l’avrebbero consacrata al servizio del Signore.
Ecco che finalmente l’Angelo del Signore fu inviato prima a Gioacchino e poi ad Anna, annunziando loro che sarebbe nata una figlia di nome Maria, simile alla quale in santità non sarebbe nata mai nessun’altra persona…Secondo la promessa fatta dai genitori di consacrarla al Signore, fu condotta a Gerusalemme e allevata nel tempio del Signore fino all’età di quattordici anni”.
San Pier Damiani (1007-1072)), vescovo e dottore della Chiesa nei suoi Sermoni sulla Natività della Beata Vergine Maria ci aiuta a comprendere i motivi della gioia che questa festa mariana deve recare a tutti i cristiani:
“La Natività della beatissima e intemerata Madre di Dio, fratelli carissimi, giustamente reca agli uomini una straordinaria e particolare gioia, perché essa costituisce l’esordio di tutta la storia della salvezza umana. Infatti […] nell’imperscrutabile disegno della sua sapienza Dio stabilì non solo il modo e l’ordine della redenzione, ma predefinì anche il tempo preciso della sua attuazione. Ora, come era impossibile che il genere umano potesse essere redento senza che il Figlio di Dio nascesse dalla Vergine, così era altrettanto indispensabile che la Vergine nascesse, affinché da lei il Verbo assumesse la carne. Occorreva prima edificare la casa nella quale il Re del cielo sarebbe disceso e avrebbe accettato di essere ospitato…Era necessario prima edificare la stanza nuziale, affinché fosse idonea a ricevere lo Sposo che veniva a sposare la Santa Chiesa.
Giustamente allora oggi il mondo intero esulta di una gioia che si è riversata dovunque […] Esultiamo dunque, carissimi, in questo giorno nel quale, mentre veneriamo la nascita della Vergine, celebriamo anche l’inizio di tutte le festività del Nuovo Testamento. […] (Sermone 45)
Per mezzo di questa beatissima Vergine non solo viene restituita la vita che un tempo era stata tolta agli uomini, ma è aumentata anche la beatitudine della sublimità degli angeli, perché, quando ella dalla terra è condotta al cielo, si reintegra il loro numero che per la superbia aveva subito una diminuzione. Questa superiorità era stata indicata da quella moltitudine di angeli che, nella nascita del nostro Redentore, ai pastori in ascolto aveva proclamato: Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà. Ora, quando prima si dice: Gloria a Dio nel più alto dei cieli, e poi si aggiunge anche: pace in terra, questo lo si fa per mostrare apertamente che l’ineffabile parto della intemerata Vergine costituiva fonte di gioia non solo sulla terra ma anche negli stessi cieli. (Sermone 46).
La semplicità e profondità di questi testi ci mostra come, nell’esperienza dei fedeli e della Chiesa, Maria fin dalla sua infanzia è compresa come l’umanità nuova, pronta ad accogliere Dio: la sua nascita è letta come l’inizio della salvezza, che il Padre Celeste da sempre prepara; salvezza che culmina con l’Incarnazione del Figlio Unigenito nel seno della Vergine Maria, la cui nascita è quindi passo importante del disegno del Padre.
Sino alla nascita di Maria la terra, e tutta l’umanità, erano rimaste al buio, nelle tenebre del peccato; la sua nascita è l’aurora della salvezza, l’avvicinarsi concreto del giorno di Cristo Salvatore: per questo la terra e tutta l’umanità prorompono in canti di lode, esprimendo gioia e gratitudine, “proprio perché, con la nascita di Maria Santissima, Dio dava al mondo quasi la garanzia concreta che la salvezza era ormai imminente: l’umanità, che da millenni aveva atteso qualcosa o qualcuno che la potesse liberare dal dolore, dal male, dall’angoscia, dalla disperazione… poteva finalmente guardare, commossa e trepidante, a Maria “bambina”, la quale era il punto di convergenza e di arrivo delle promesse divine (San Giovanni Paolo II, 8 settembre 1980).
Oggi, sulla terra, dalla natura terrena, Colui che un tempo separò il firmamento dalle acque e lo elevò in alto, ha creato un cielo; e questo cielo è di gran lunga divinamente più splendido del primo (san Giovanni Damasceno).
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