Pillole di SpiritualiTà
Il tuo lavoro dev'essere orazione personale, deve trasformarsi in una splendida conversazione con il nostro Padre celeste. (San Josemaría Escrivà)
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Da fuggitivi a testimoni
di Anna Licia Curreli
Il brano dei discepoli di Emmaus (Vangelo di Luca 24,13-35) è un racconto molto profondo: parla di delusione, ricerca e trasformazione.
La delusione avvolge i due discepoli, che stanno lasciando Gerusalemme dopo la morte di Gesù: sono scoraggiati, confusi, con le speranze spezzate. Pensavano che Gesù fosse il liberatore, ma la croce sembra aver distrutto tutto. Questo è un punto chiave: il Vangelo non nasconde la crisi della fede, anzi la mette al centro.
Gesù si avvicina a loro, ma non lo riconoscono. Gesù non è cambiato, loro non sono capaci di riconoscerlo. Il loro cuore è duro, chiuso nel dolore. Poi avviene qualcosa di decisivo: Gesù cammina con loro, li rimprovera dicendo: “Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?” (Lc 24, 25-26) e spiega le Scritture che lo riguardano. Non impone una verità dall’alto, ma accompagna, ascolta, dialoga.
Il loro cuore, con l’ascolto della parola, inizia a cambiare, come poi affermeranno dopo aver riconosciuto Gesù: “Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?” (Lc 24, 32).
All’arrivo a Emmaus, ormai al buio, gli chiedono di fermarsi con loro “Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto” (Lc 24, 29).
Il momento culminante è “nello spezzare il pane”: lì i loro occhi si aprono, entrano in comunione con Lui attraverso quel gesto. Subito dopo, Gesù scompare. Non devono più cercarlo, come prima, con i loro occhi, ma con il loro cuore.
Infine, i due discepoli tornano a Gerusalemme. È il segno della trasformazione: da fuggitivi diventano testimoni, raccontano agli Apostoli e agli altri discepoli dell’incontro con il Risorto. L’incontro con Cristo li rimette in cammino, nella direzione opposta alla fuga. Li riporta alla loro comunità.
Questo brano a noi offre tanti spunti di riflessione. Ci dice che:
Possiamo affermare che tutto il racconto rappresenta il paradigma della Liturgia dell’Eucaristia. Essa si articola (cfr. CCC 1346) in due grandi momenti, che formano un'unità originaria:
— la convocazione, la liturgia della Parola, con le letture, l’omelia e la preghiera universale;
— la liturgia eucaristica, con la presentazione del pane e del vino, l’azione di grazie consacratoria e la Comunione
Il brano non descrive semplicemente l’incontro dei discepoli con il Risorto, ma il modo in cui i credenti possono riconoscerlo oggi: nella Parola e nello spezzare il pane. Ci indica l’Eucaristia come unica via per affrontare le nostre fragilità e tornare alla Chiesa, per testimoniare con la nostra vita l’amore verso Dio, da condividere con i fratelli.
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