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SAN BARTOLO LONGO: DALLO SPIRITISMO AL RITORNO ALLA FEDE CATTOLICA

II PARTE

Tratto dal sito “Aieinternational”

di padre Francesco Bamonte icms – II parte

Determinante per il suo ritorno alla pratica dei sacramenti della fede cattolica fu il sostegno del concittadino e amico Vincenzo Pepe, laureato in lettere e filosofia, uomo di profonda rettitudine e sincera religiosità, che Bartolo conosceva fin dall’infanzia e che viveva a Maddaloni, a circa trentacinque chilometri da Napoli. A lui egli confidò questi fatti, che si moltiplicavano e lo mettevano in crescente agitazione.

All’intensa opera di persuasione che Vincenzo Pepe intraprese per sottrarre Bartolo allo spiritismo si unirono non solo le sue ferventi preghiere, ma anche quelle di alcuni amici di Bartolo e, in particolare, quelle di due anime sante, Crocifissa Capodieci e Caterina Pia Volpicelli.

Crocifissa Capodieci era un’umile popolana di Latiano, conosciuta dallo stesso Bartolo. Da quasi trent’anni costretta perlopiù a letto, viveva di elemosina e della sola Eucaristia e, pur non sapendo né leggere né scrivere, parlava di Dio con una sapienza degna di un teologo. Alle sue preghiere Vincenzo Pepe raccomandò il suo giovane amico.

Caterina Pia Volpicelli (1839-1894), canonizzata il 26 aprile 2009 da Papa Benedetto XVI, fu un’attiva  propagatrice della devozione al Cuore di Gesù, allora impegnata a porre le basi dell’Istituto delle Ancelle del Sacro Cuore. Venuta a conoscenza del suo traviamento nel mondo dello spiritismo, si prese vivamente a cuore la sua salvezza.
Oltre a pregare per Bartolo, gli fece pervenire anche una medaglia del Cuore Immacolato di Maria, che da allora portò sempre con sé[6].

Fondamentale fu, infine, l’incontro di Longo con il domenicano padre Alberto Radente, al quale Bartolo il 29 maggio del 1865 fu indirizzato proprio dall’amico Pepe. La confessione dei suoi peccati a padre Radente segnò profondamente la sua vita. Bartolo comprese definitivamente l’inganno in cui lo spiritismo lo aveva fatto cadere e diede inizio a un cammino completamente nuovo, facendo ritorno alla pratica della fede cattolica che egli non aveva mai rinnegato, ma soltanto abbandonato. Comprese perciò che quelle che aveva creduto essere anime dei defunti, santi e persino l’Arcangelo san Michele, non erano altro che demòni celati sotto mentite spoglie[7].

Ottenuta la grazia di allontanarsi dagli ambienti dello spiritismo e di tornare alla pratica dei sacramenti cristiani – grazia che egli stesso attribuì all’intercessione e all’aiuto della Madonna[8] – il suo cuore continuava tuttavia a non trovare pace. Il ricordo del suo passato lo tormentava e acuiva in lui il desiderio di dedicarsi definitivamente e totalmente «ad opere di bene» come gli suggerivano i suoi direttori di spirito. In preda a quei pensieri che lo tormentavano, un mattino dei primi giorni dell’ottobre 1872 giunse in Valle di Pompei, una zona segnata dall’abbandono della pratica religiosa, dal ricorso alla stregoneria e ai malefici e da numerosi problemi sociali[9]. Mentre si trovava lì, solo, immerso in un silenzio profondo, il suo animo era ancora agitato dalle tempeste interiori che lo travagliavano. Fu allora che avvertì nel profondo del cuore la voce di Dio, che gli rivelava ciò che avrebbe compiuto nella sua vita: «Se cerchi salvezza, propaga il Rosario. È promessa di Maria: chi propaga il Rosario sarà salvo»[10].
Queste parole risuonarono nel suo animo furono come un fulmine che squarcia le tenebre di una notte tempestosa, illuminando improvvisamente il cammino che Dio aveva preparato per lui. Bartolo sollevò la faccia e le mani al cielo, e rivolto alla Madonna disse gridando: «Se è vero che Tu hai promesso a San Domenico, che chi propaga il Rosario si salva, io mi salverò, perché non uscirò da questa Terra, senza avere qui propagato il tuo Rosario!»[11]. Subito dopo aver pronunciato quelle parole, lo invase una grande pace, simile alla quiete che segue una tempesta, ed egli dedusse intimamente che quel grido un giorno forse sarebbe stato esaudito[12]. Poco dopo, il rintocco lontano di una campana giunse ai suoi orecchi e lo destò: era mezzogiorno. Allora si inginocchiò e recitò l’Angelus. Quando si levò in piedi, si accorse che sulle guance era corsa una lacrima[13].

Dopo questa esperienza soprannaturale, dedicò tutta la sua esistenza alla diffusione del Rosario e all’evangelizzazione.

Ottenuto provvidenzialmente un quadro della Vergine del Rosario, iniziò la costruzione del celebre santuario a lei dedicato a Pompei, che venne inaugurato e consacrato il 7 maggio 1891.
Inoltre, nel 1884 fondò il periodico: «Il Rosario e la nuova Pompei» e nel 1887 l’Orfanotrofio femminile (la prima delle sue opere di carità a favore dei minori). Nel 1892 collocò la prima pietra dell’Ospizio per i figli dei carcerati. Nel 1897 fondò la Congregazione religiosa: Figlie del Santo Rosario di Pompei.

Nella celebre Supplica alla Madonna del Rosario sgorgata dal suo cuore in risposta all’enciclica: Supremi Apostolatus (1° settembre 1883) con la quale Leone XIII, di fronte ai mali della società, additava come rimedio la preghiera del Rosario, concluse con queste parole:

«Un’ultima grazia noi ora ti chiediamo, o Regina, che non puoi negarci (in questo giorno solennissimo)[14]. Concedi a tutti noi l’amore tuo costante e in modo speciale la materna benedizione. Non ci staccheremo da te finché non ci avrai benedetti. Benedici, o Maria, in questo momento il Sommo Pontefice. Agli antichi splendori della tua Corona, ai trionfi del tuo Rosario, onde sei chiamata Regina delle Vittorie, aggiungi ancor questo, o Madre: concedi il trionfo alla Religione e la pace alla umana Società. Benedici i nostri Vescovi, i Sacerdoti e particolarmente tutti coloro che zelano l’onore del tuo Santuario. Benedici infine tutti gli associati al tuo Tempio di Pompei e quanti coltivano e promuovono la devozione al Santo Rosario. O Rosario benedetto di Maria, Catena dolce che ci rannodi a Dio, vincolo di amore che ci unisci agli Angeli, torre di salvezza negli assalti dell’inferno, porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più. Tu ci sarai conforto nell’ora di agonia, a te l’ultimo bacio della vita che si spegne. E l’ultimo accento delle nostre labbra sarà il nome tuo soave, o Regina del Rosario di Pompei, o Madre nostra cara, o Rifugio dei peccatori, o Sovrana consolatrice dei mesti. Sii ovunque benedetta, oggi e sempre, in terra e in cielo. Amen».

Bartolo Longo concluse il suo cammino terreno il 5 ottobre 1926 a Pompei, all’età di 85 anni. Fu beatificato il 26 ottobre 1980 da Papa Giovanni Paolo II e canonizzato il 19 ottobre 2025 da Papa Leone XIV, dopo che Papa Francesco ne aveva approvato la canonizzazione nel febbraio 2025.

 
[6] Archivio Bartolo Longo: Cart. Mons. Vincenzi. – Cfr. Neapolitana beatif. et canonizat. Servae Dei Catharinae Volpicelli, fundatricis Instituti Ancillarum a SS. Corde Iesu – Proc. Inf. Ord., fol. 934; id.: Proc. Apostol., fol. 729-730, 735 t. 745 t.
[7] Bartolo Longo «dichiarò più volte ch’era proprio persuaso di trattare con angeli buoni e col vero principe delle milizie celesti, e conferma questa sua sincerità di sentimenti il fatto che, quando scoprì l’inganno, quel suo amore si cambiò per reazione, in un odio implacabile contro lo spirito delle tenebre, ed amò invece con tutte le forze, e lo dimostrò in tante circostanze, il santo arcangelo del cielo», Eufrasio M. Spreafico, Il Servo di Dio Bartolo Longo, volume I, 1944, Scuola tipografica pontificia pei figli dei carcerati, pag. 77.
[8] «E tu, o mio Dio, sempre longanime, sempre benigno, non mi abbandonasti alla mia perdizione. E volesti che la Madre dei peccatori, Colei che è la Regina delle Vittorie trionfasse dell’anima mia per ligarla schiava al suo trono». Cfr. B. Longo: I Quindici sabati, ed. 1883, vol. I, pag. 18.
[9] Cfr. Antonio Illibato, Bartolo Longo. Un cristiano tra Otto e Novecento, Pontificio Santuario di Pompei, 1996, volume I, pag. 362.
[10] B. Longo, Storia del Santuario, 1890, pp. 83-86.
[11] Ivi.
[12] «Nessuno rispose: silenzio di tomba mi avvolgeva dintorno. Ma da una calma che repentinamente alla tempesta successe nell’animo mio, inferii che forse quel grido di ambascia sarebbe un dì esaudito». Ivi.
[13] Ivi.
[14] La Supplica alla Regina del Santo Rosario di Pompei fu scritta, nel 1883, da Bartolo Longo con il titolo «Atto d’amore alla Vergine». Viene recitata solennemente due volte l’anno, alle ore 12 dell’8 maggio e della prima domenica d’ottobre, richiamando migliaia di pellegrini, provenienti da tutta Italia e dall’estero, che in queste occasioni, si raccolgono davanti alla facciata del santuario per partecipare alla sua recita corale.

 

 

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