Pillole di SpiritualiTà
Cristo nel Battesimo si fa luce, entriamo anche noi nel suo splendore; Cristo riceve il battesimo, inabissiamoci con lui per poter con lui salire alla gloria. (San Gregorio Nazianzeno)
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"L’angelo disse a Maria: «Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù»"
di Caterina Pusterla
Il termine Avvento può essere tradotto con le parole “presenza”, “arrivo”, “venuta”.
Come ci ha spiegato Papa Benedetto XVI nel 2009, nella celebrazione dei Vespri per l’inizio del Tempo di Avvento, nel «mondo antico era un termine tecnico utilizzato per indicare l’arrivo di un funzionario, la visita del Re o dell’Imperatore di una provincia. Ma poteva indicare anche la venuta della divinità, che esce dal suo nascondimento per manifestarsi con potenza, o che viene celebrata presente nel culto. I cristiani adottarono la parola “Avvento” per esprimere la loro relazione con Gesù Cristo»: Gesù, il Figlio di Dio, entra nella mia vita e vuole rivolgersi a me.
Non a caso, nella Prima Lettera ai Tessalonicesi, San Paolo ci invita a preparare la «venuta del Signore nostro Gesù Cristo» (5,23)… utilizzando il termine “venuta”, da cui deriva la parola Avvento.
Il tempo liturgico dell’Avvento è, quindi, un tempo che ci invita a preparare i nostri cuori nel silenzio dell’attesa, ovvero nello stesso modo in cui la Vergine Maria e una parte del popolo di Israele aspettavano, con tutto il cuore, la venuta del Salvatore.
L’Avvento, infatti, è il tempo liturgico mariano per eccellenza: è Maria Santissima che, nel nascondimento, ci fa comprendere come vivere l’attesa, ovvero quell’attesa che al tempo stesso è speranza.
La speranza, però, può essere vissuta in due modi totalmente differenti: una speranza illusoria, totalmente irraggiungibile, che ci spinge a vivere un’intera vita proiettata nel futuro e mai nel presente; oppure una speranza che nasce dalla certezza, che ci fa sperare, che ci riempie il cuore.
La speranza che oggigiorno è più comune nel mondo è della prima tipologia, ovvero una speranza che si traduce in un’attesa costante del futuro, che rischia di sfociare in qualcosa di insopportabile: quando si è bambini si vuole crescere, da adulti si attende il coronamento del successo (in ambito lavorativo, familiare, di posizionamento sociale, ..), con l’avanzare dell’età si aspira al meritato riposo… ma arriva poi il momento in cui si riconosce di non aver mai vissuto pienamente, perché costantemente immersi nel futuro.
La speranza di Maria (ovvero la speranza che dovrebbe essere di tutti i cristiani) appartiene invece alla seconda tipologia: è una speranza animata dalla certezza che il Signore è presente nella nostra vita e che tutto troverà compimento nel Regno di Dio.
Questa speranza, ovvero la vera speranza, è possibile per ogni essere umano, perché, attraverso il sì di Maria, si è fatto concreto ciò che l’angelo Gabriele disse a Maria: «Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù».
L’intera salvezza umana, avvenuta attraverso la morte in Croce e la Risurrezione di Gesù Cristo, è stata quindi possibile grazie all’accettazione da parte della Vergine Maria del messaggio portatole dall’angelo Gabriele.
In questi ultimi giorni di Avvento, con il cuore colmo di speranza, meditiamo sulla responsabilità e sul privilegio di essere creature libere: Dio aspetta il nostro “sì” per manifestarsi a noi e attraverso di noi, così come ha atteso il “sì” di Maria Santissima, per poter far nascere a Betlemme, in una semplice mangiatoia, il Salvatore del mondo.
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