Pillole di SpiritualiTà
Nessun dubbio che la volontà di Maria è la stessa volontà di Dio. Consacrandoci a lei, diventiamo nelle sue mani strumenti della divina misericordia, come lei lo è stato nelle mani di Dio. (San Massimiliano Maria Kolbe)
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Riflessioni psicologiche e sociali ad un secolo dal messaggio di Fatima
di Furio Lambruschi (Psicologo Psicoterapeuta, Direttore e docente delle Scuole di Specializzazione in Psicoterapia di Bologna, Forlì e Rovigo; autore di diverse pubblicazioni nell’ambito della psicologia dello sviluppo e della psicoterapia; fa parte della Famiglia del Cuore Immacolato di Maria, attualmente come Collaboratore, presso l’Opera di Forlì).
“Verranno certe mode che offenderanno molto Nostro Signore. Le persone che servono Iddio non debbono seguire le mode. La Chiesa non ha mode. Nostro Signore è sempre lo stesso. Se gli uomini sapessero che cos’è l’eternità, farebbero di tutto per cambiare vita!”.
Sono passati oltre 100 anni da quelle parole che la “Bianca Signora” disse a Giacinta. Che effetto farebbe alla piccola Giacinta l’evoluzione dei “costumi” che da allora si è determinata, intesa non solo nel senso concreto e letterale di abbigliamento, ma ancor più in termini generali di atteggiamenti e rapporto col proprio corpo?! Probabilmente, ci rimprovererebbe con fermezza per le estreme e innaturali derive di questo processo, che evidenzia la lenta e progressiva destrutturazione delle nostre radici cristiane e di tutta la prospettiva morale ad essa connessa. È come se fosse in atto un attacco sistematico all’idea che esista un ordine naturale, dove ci sono un uomo e una donna, che formano una famiglia fondata sulla dimensione affettiva ed educativa, dove la sessualità trova in essa il suo senso e la sua funzione, connotata dall’empatia e dal rispetto profondo di sé e dell’altro.
Freud e l’indebita enfatizzazione della sessualità
In ambito psicologico questo processo è molto evidente fin dall’inizio del ‘900, con la nascita della Psicoanalisi e con il suo indebito ribaltamento dei rapporti tra affettività e sessualità. Nel 1905 (poco prima delle apparizioni di Fatima), Freud pubblicava i “Tre saggi sulla teoria sessuale”. In questa famosa opera, il bambino viene descritto come un “essere perverso polimorfo”, dominato da istinti sessuali e aggressivi, dal “principio del piacere”, che poi gradualmente verrebbe canalizzato dalle regole sociali imposte da una società repressiva. La causa delle nevrosi sarebbe proprio da ascrivere alla eccessiva repressione della sessualità. Di qui, il “rimedio” consistente nella “liberazione sessuale”, come recupero della “vera natura umana”, quella più autentica, bloccata sotto una spessa coltre di “cattivi” condizionamenti e regole morali. Queste assunzioni teoriche, basate sul primato della sessualità nello sviluppo psichico, in realtà prive di alcun fondamento scientifico, hanno profondamente influenzato per decenni non solo la psicologia evolutiva e la psicoterapia, ma anche tutta la cultura occidentale del ‘900. Ivi compresa anche tutta l’ideologia sottesa al ’68, che si è andata a intersecare con i vari movimenti di emancipazione della donna, compressa nel suo ruolo “biecamente riproduttivo” e subalterno al maschio.
Come ne esce il corpo della donna?
Come ne esce il corpo della donna (ma per altri versi anche quello dell’uomo) da tutto questo apparente processo di “liberazione”?
Intanto, ne esce sempre più carico di una valenza puramente estetica, nel senso più superficiale del termine, cioè come “involucro” esteriore, oggi ben rappresentato dalle influencer, prese a modello da molte adolescenti che noi vediamo, che seguono tabelle dietetiche (che evolvono spesso verso franchi disturbi alimentari) e che ricorrono sempre più precocemente alla chirurgia estetica.
Contemporaneamente, è anche un corpo sempre più sessualizzato fin dalla più tenera età, in modo improprio e spesso totalmente disconnesso dall’affettività. Nella società attuale, il proprio senso di proponibilità sessuale è come se fosse attivamente perseguito “dalla culla alla tomba”. Sembra che la donna (ma vale, per altri versi, anche per l’uomo) non sia più in grado di rinunciarci e di modularla adeguatamente, in funzione del contesto, dell’età, ecc.
Anche in fase di maternità e di puerperio, quando dovrebbe essere chiaramente centrale nell’universo mentale della donna, il ruolo di accudimento, spesso invece l’intenzionalità e gli atteggiamenti seduttivi finiscono in modo incongruo per prevalere.
Più avanti nel ciclo di vita, non è raro osservare che, mentre la figlia adolescente cresce, la madre, anziché collocarsi sullo sfondo relazionale, si metta invece, più o meno consapevolmente, in competizione con lei facendo a gara su chi è più carina, più seduttiva, ecc: tanto che, a volte, si fatica a distinguere chi è la mamma e chi la figlia.
Da un lato, il pensiero dominante ci ammonisce sul patriarcato e sulla donna oggetto, mentre dall’altro, ambiguamente, valorizza come “sex workers” (“ottime imprenditrici di sè stesse”) coloro che sul web decidono di usare il proprio corpo sfruttandolo in termini economici. Così, OnlyFans (una piattaforma digitale in cui i “Creators”, spesso ragazze giovanissime, condividono a pagamento materiale foto o video erotico con gli abbonati) viene esaltata come massimo esempio di emancipazione femminile. A questo riguardo, ha fatto discutere qualche tempo fa, la giovane e procace insegnante di una scuola cattolica, che rivendicava il diritto di autodeterminarsi ed emanciparsi, facendo il “doppio lavoro”.
E invece, paradossalmente, il corpo della donna come espressione della maternità, finisce per essere considerato come “offensivo” (e quindi da nascondere) perché discrimina e schiaccia la donna in quel suo ruolo familiare subordinato e dipendente. Come è successo recentemente presso un comune italiano: si sono sollevate proteste sulla posa di una statua rappresentante la maternità. “Così si umiliano le donne e si colpevolizza chi non è madre! Si vuole rappresentare la donna soltanto come madre!”, ha sottolineato qualche illuminato consigliere comunale. Quindi siamo arrivati al punto che il corpo “materno” (che esprime la componente più profondamente generativa della donna) fa più scandalo rispetto al corpo femminile venduto sessualmente su una piattaforma online (e quindi utilizzato come merce).
Peraltro, in questo contesto di liberazione e di valorizzazione positiva dell’eros, occorre ribadire come la pornografia abbia goduto di un atteggiamento di grande tolleranza (se non di normalizzazione come espressione della libertà di scelta individuale), fino alle attuali ampie modalità di fruizione in rete, che ne possono fare anche i ragazzini, praticamente senza alcuna necessità di controllo adulto. Questa erotizzazione precoce dell’infanzia genera complesse alterazioni dello sviluppo psicoaffettivo, per l’incapacità ad integrare adeguatamente la sessualità con l’affettività.
Tutte le più recenti ricerche nell’ambito della psicologia e psicopatologia dello sviluppo ci indicano che, in realtà, la variabile centrale nella formazione di una armonica struttura della personalità risiede nella qualità dei legami d’attaccamento di cui il bambino fa esperienza, in particolare nei primi anni di vita. Ed è dentro legami sicuri e positivi d’attaccamento che si sviluppa anche la “sessualità buona”, quella armonica, quella rispettosa del corpo, proprio e dell’altro; quella sanamente impregnata di affetti, di intimità interpersonale, di empatia, quella che ti impedisce di vivere l’altro come oggetto, ma che ti porta continuamente a “mentalizzare” sull’altro, a coglierne i sentimenti e il valore intrinseco. Dove impariamo l’intimità interpersonale buona? Dove impariamo a sentire il corpo dell’altro come potenzialmente accogliente e caldo o come rifiutante, spigoloso, come un’arma contundente? Nel rapporto sicuro e caldo col corpo di nostra madre. È l’amore incondizionato e sicuro di una madre che ci consente di vivere in modo sano il nostro corpo e quello dell’altro.
Il maschio e la femmina … ultimo baluardo
In questo processo di destrutturazione dell’ordine naturale e dei costumi, annunciato a Giacinta, e in linea con il relativismo spinto, denunciato da Papa Benedetto XVI, forse la barriera più importante da abbattere è quella delle differenze tra uomo e donna. È ciò che sta accadendo con la diffusione della cosiddetta “ideologia di genere” e di conseguenza della “incongruenza di genere” che, sostenuta da grande pressione sociale, sta raggiungendo attualmente numeri assurdi. Ragazzi che, da un giorno all’altro, si dichiarano a disagio nel proprio sesso biologico e arrivano a dire: “Sono nato nel corpo sbagliato!”. Luana 12 anni: “La settimana scorsa una mia compagna di classe mi ha confessato che lei non si è mai sentita bene nel suo corpo … e questa cosa mi ha fatto pensare … sono andata su internet … ho visto dei video di ragazze in transizione … simpatiche … ti spiegano bene come funziona la cosa … la comunità LGBTQ+ è un luogo dove puoi sentirti accettata … e così dopo pochi giorni sono andata da mia madre e le ho detto: ‘Mamma io ho la Disforia di Genere!’”.
Il problema ancora più grosso è che c’è una “macchina ideologico-sanitaria” pronta ad accoglierli e, anziché aiutarli ad affrontare la loro sofferenza identitaria più ampia o i loro eventuali disturbi di personalità sottostanti, vengono immediatamente avviati alle cosiddette terapie affermative di genere e alla transizione: prima sociale (come avviene nella cosiddetta “carriera Alias” a scuola), poi medica (con la somministrazione di ormoni bloccanti la pubertà, in seguito ormoni femminilizzanti o mascolinizzanti), per arrivare poi alla transizione chirurgica.
Qui riscontriamo veramente l’apoteosi dell’agire sul corpo, trasformandolo in funzione del desiderio immediato, spesso del tutto ingannevole e dettato da gravi dolorose storie personali, a volte anche di abuso. L’identità sessuale e di genere ridotta a pura costruzione soggettiva. La ricerca ci dice che l’80% andrebbero in desistenza se li si lasciasse crescere senza intervenire. Dev’essere chiaro che nessuno nasce nel corpo sbagliato: il corpo che ci ha donato il buon Dio è quello buono: piuttosto, è l’identità di genere che si costruisce successivamente, e talvolta le esperienze difficili che viviamo possono allontanarci dolorosamente da lui.
Spiragli di luce
La percentuale dei giovani Britannici che crede in Dio è passata, nel giro di 4 anni, dal 16 al 45%. Ciò è descritto come uno degli shift generazionali più significativi dell’ultima decade. Qualcosa di simile si coglie in Francia e in altri paesi europei. Che succede? L’Europa sta tornando ad essere cristiana? Ma un trend simile, se non ancor più spinto, viene descritto negli Stati Uniti, dove il brutale assassinio di Charlie Kirk (pur nella sua drammaticità) ci ha aperto un mondo sulla rinascita del Cristianesimo tra i giovani americani nella vita pubblica, nel modo di essere, nel costume appunto.
Addirittura possiamo riscontrarlo anche tra giovani influencer. Ad esempio, Taylor Alesia, nei suoi video, cerca di valorizzare la bellezza femminile, con “dignità” e “modestia” (che richiama il significato di pudore); con un linguaggio semplice e piacevole, condivide con le sue coetanee “How to dress like a Christian girl!”. Dice in un suo video: “Non c’è bisogno di mostrare chissà chè per apparire carine! … All’inizio ero molto combattuta, ma poi ho cominciato a sentirmi veramente libera quando ho iniziato a vestirmi con dignità e modestia … Modestia non significa nascondersi (…) Figurati se il “Nemico” per i suoi fini non cerca di mettere le mani sull’abbigliamento! Quando pensi: se mi metto ‘sta roba sarà difficile attrarre un ragazzo, fai attenzione, è una bugia del “Nemico”! … Distinguiti con modestia! E poi, aggiunge: “Chiedi a Dio, non al mondo, di cambiare il modo in cui ti vedi e ti presenti. Dobbiamo riflettere la luce di Dio in ogni aspetto della nostra vita e quindi anche e soprattutto nel nostro corpo”.
Qualcosa si sta muovendo. Piccoli segnali che forse conforterebbero un po’ la piccola/grande Giacinta.
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"Pregate, pregate molto; e fate sacrifici per i peccatori, perché molte anime vanno all’inferno, perché non c’è chi si sacrifichi e interceda per loro"
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La Rivista ufficiale della
Famiglia del Cuore Immacolato di Maria
Nessun dubbio che la volontà di Maria è la stessa volontà di Dio. Consacrandoci a lei, diventiamo nelle sue mani strumenti della divina misericordia, come lei lo è stato nelle mani di Dio. (San Massimiliano Maria Kolbe)