Pillole di SpiritualiTà
Il tuo lavoro dev'essere orazione personale, deve trasformarsi in una splendida conversazione con il nostro Padre celeste. (San Josemaría Escrivà)
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“Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, li mandò”
Vangelo
+ Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 9,36 – 10,8)
In quel tempo, Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro il potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l'Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d'Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».
Spunti di riflessione
“La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai!” Questo è l’esortazione lanciata da Nostro Signore in questo passo del Vangelo di Matteo. Una esortazione che parte dal Sacro Cuore di Gesù – lo stesso Sacro Cuore che abbiamo festeggiato solo due giorni prima, ovvero il 12 giugno –, dal suo grande amore per noi. Lo si legge benissimo nella prima riga: Egli, “vedendo le folle, ne sentì compassione”, ovvero provò dolore per il loro dolore (compatire significa, infatti, “soffrire insieme a qualcuno”). Gesù non è estraneo alle sofferenze degli uomini, Dio è sempre vicino ad ognuno dei suoi figli, i quali sono stanchi e sfiniti…
Anche oggi, in questo nostro mondo sempre più frenetico, quante persone possono definirsi così. Stanchi e sfiniti di una vita vissuta “perché sì”, senza uno scopo più alto, magari con l’obiettivo di “avere successo”, di “primeggiare”, di “ottenere un po' di amore, laddove amore non c’è…” Un mondo che, spesso senza saperlo, grida: “ho bisogno di Dio!”
C’è bisogno di qualcuno che “dia” al mondo Dio, che doni al mondo Cristo, che lo annunci, che insegni ciò che ha insegnato, che celebri i suoi santi Sacramenti, che possa vedere le folle stanche e sfinite ed averne compassione… riassumendo: qualcuno che porti l’amore di Cristo in tutto il mondo.
Una missione questa che è di tutti i figli di Dio, tutti noi abbiamo ricevuto questa missione: portare Cristo nel mondo. In questo passo evangelico si parla di persone stanche e sfinite come “pecore senza pastore”: c’è bisogno di un pastore, di una guida per il popolo di Dio, quindi di Cristo stesso.
Dio sceglie, dunque, degli uomini e delle donne, le quali, attraverso i loro differenti stati di vita, portino Lui, insegnando e servendo – in vari modi – le membra sofferenti del Corpo di Cristo.
L’esortazione, però, è seguita da un appello: “Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!”. “Pregate”!
È Dio il protagonista della salvezza, è Lui che invia, ricordandoci che i mezzi più importanti per portare ai cuori la fede non sono mezzi umani, bensì soprannaturali.
La prima cosa da fare non è iniziare attività apostoliche, parlare, scrivere, muoversi da una parte all’altra del mondo. La prima cosa è pregare. L’apostolato è veramente efficace solo se parte dalla preghiera, dal nostro rapporto con Dio.
Pregare per tutte le vocazioni, ma in special modo per quelle più particolari, senza le quali le altre rischierebbero di venire meno… Così fecero in un piccolo paesino del piemontese, Lu Monferrato, dove, verso la fine del XIX secolo, un gruppo di pie donne, desiderando di donare molti figli e figlie al Signore, cominciarono a riunirsi ogni martedì per l’adorazione al Santissimo Sacramento e pregare per le vocazioni. Ricevettero la comunione con questa intenzione ogni prima domenica del mese.
Il Signore fu con loro molto generoso: da quel villaggio uscirono nel giro di pochi decenni ben 323 vocazioni alla vita consacrata, di cui 152 sacerdoti (e religiosi) e 171 religiose.
Segno che la preghiera, quando fatta con viva fede e sempre ricercando la volontà di Dio, ottiene sempre quello che chiede.
Non scoraggiamoci in questi tempi di crisi, in cui le vocazioni cristiane (non solo sacerdotali e religiose, ma anche al matrimonio…) sembrano diminuire ogni anno – almeno per quanto riguarda il nostro Occidente – ma eleviamo suppliche e preghiere al Signore, per intercessione della sua Santa Madre, implorando fiduciosi: “Signore, manda operai nella tua messe!”
XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - 14 giugno 2026 – ANNO A
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