Pillole di SpiritualiTà
Nessun dubbio che la volontà di Maria è la stessa volontà di Dio. Consacrandoci a lei, diventiamo nelle sue mani strumenti della divina misericordia, come lei lo è stato nelle mani di Dio. (San Massimiliano Maria Kolbe)
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Tutti mangiarono a sazietà
Vangelo
+ Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 14,13-21)
In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.
Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui». E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.
Parola del Signore
Spunti di riflessione
San Paolo nella seconda lettura ci fa un elenco di tutte quelle cose che potrebbero apparentemente esserci di ostacolo nel vivere serenamente la nostra fede, nel sentirci amati da Dio. “Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?”. Cose impegnative, davvero pesanti, legate alla sua esperienza personale e forse lontane dalla nostra, ma potremmo aggiungere qualcosa di più familiare, parafrasando: Forse la corsa quotidiana, le incomprensioni, gli imprevisti, le sofferenze nascoste, i silenzi pesanti, le relazioni spezzate, le parole taglienti, la fatica, i conti a fine mese, i progetti infranti, il caldo... e chi più ne ha, più ne metta. San Paolo però aggiunge: “Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a Colui che ci ha amati”, grazie a Colui che ci ha rivelato la nostra vera identità, la nostra vera dignità, il nostro valore, che supera di gran lunga quello della circostanza contingente, dell’impazienza passeggera, dell’attimo fastidioso.
Per questo non possiamo vivere di solo pane, ma abbiamo bisogno di un cibo speciale, che ci ricordi la nostra dignità, che sostenga la nostra libertà, che la alimenti, indicandole le mete da raggiungere, donandole la forza per scegliere con decisione tutti i mezzi che conducono ad esse.
“L'uomo è creato per la felicità vera ed eterna, che solo l'amore di Dio può dare. Ma la nostra libertà ferita si smarrirebbe, se non fosse possibile già fin d'ora sperimentare qualcosa del compimento futuro. Del resto, ogni uomo per poter camminare nella direzione giusta ha bisogno di essere orientato verso il traguardo finale. Questa meta ultima, in realtà, è lo stesso Cristo Signore vincitore del peccato e della morte, che si rende presente a noi in modo speciale nella Celebrazione eucaristica. Così, pur essendo noi ancora «stranieri e pellegrini» (1 Pt 2,11) in questo mondo, nella fede già partecipiamo alla pienezza della vita risorta. Il banchetto eucaristico, rivelando la sua dimensione fortemente escatologica, viene in aiuto alla nostra libertà in cammino” (Sacramentum Caritaris 30).
Anche il profeta Isaia ci richiama a scegliere bene per cosa spendere le nostre risorse: “Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia?”. Talora consumiamo le nostre energie fisiche e spirituali per cose, progetti, relazioni, che non saziano il nostro cuore, che non lo riempiono, se non apparentemente o temporaneamente, e che, di fatto, non sono all’altezza della nostra dignità. “Per non svilirvi, bevete il prezzo del vostro riscatto, poiché ora siete membra di Cristo” (dalla liturgia del Corpus Domini).
Nell’Eucaristia, Corpo di Cristo, riceviamo il Suo stesso Cuore, se la riceviamo con le dovute disposizioni, entriamo in comunione profonda con Lui, coi suoi stessi sentimenti, ed Egli ci dona sempre nuova capacità di amare. Questo ci conduce a sentire la Sua stessa compassione per le anime che incontriamo. Ci conduce a “dare noi stessi da mangiare”, a donarci senza riserve, senza timore, senza condizioni per la salvezza dei fratelli. Perché “Non c’è amore più grande”, Lui lo ha mostrato con la Sua vita e ci chiede di fare altrettanto, solo così sperimenteremo la vera pace, che non è assenza di conflitti, di difficoltà o sofferenze, ma è la consapevolezza di appartenere a Lui sempre e comunque e di poter stare con Lui sempre e comunque.
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Famiglia del Cuore Immacolato di Maria
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